Pulizia a Sant’Erasmo, maglia nera alla Costa Sud «A Romagnolo metà dei cotton fioc trovati in Italia»

Qual è la distanza tra il nostro wc e il mare? Se lo sono chiesti gli attivisti di Legambiente che hanno eseguito l’indagine Beach Litter (conta dei rifiuti e tipologia) a Palermo e in altre sei spiagge della Sicilia. Nell’Isola il 21 per cento dei rifiuti presenti sulle spiagge siciliane, proviene dagli scarichi dei bagni. Rifiuti buttati nel wc che raggiungono il mare, anche a causa di sistemi di depurazione inefficienti. A confermare il dato arrivano anche i risultati dell’attività di pulizia svolta questa mattina dai volontari di Legambiente alla spiaggetta di Sant’Erasmo a Palermo (realizzata nell’ambito del progetto Clean Sea Life). In appena due minuti sono stati raccolti oltre duecento cotton fioc e altri oggetti per l’igiene personale. 

La situazione più critica è stata registrata sulla spiaggia di Romagnolo dove è stato trovato il più alto numero di rifiuti: 4002 rifiuti in 100 metri. Dei rifiuti rinvenuti, il 91,9 per cento è costituito da plastica; seguito da materiali tessili (2,8 per cento), gomma (1,8 per cento), vetro (1,6) e metallo (1 per cento). Al primo posto dei materiali rinvenuti in questa spiaggia vi sono, appunto, i cotton fioc (rifiuto da mancata depurazione): 1392 in appena cento metri di spiaggia, e costituiscono il 98 per cento dei bastoncini trovati sulle spiagge siciliane e quasi il 55 per cento di quelli trovati in tutte le spiagge italiane monitorate.

Proprio per questo, in occasione dell’arrivo a Palermo della Goletta Verde, la storica campagna a tutela dei mari e delle coste italiane, Legambiente ha lanciato questa mattina, con un flash mob sulla stessa spiaggia, la campagna#NoRifiutinelWC, sviluppata insieme a Ogilvy Change. In Sicilia i volontari di Legambiente, inoltre, hanno monitorato nello scorso mese di maggio sei spiagge per un totale di 16.700 metri quadrati, rilevando una media di 1190 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia per un totale di 7138 rifiuti spiaggiati (la media nazionale calcolata da Legambiente è di 670 rifiuti ogni 100 di spiaggia).

«Il problema del marine litter sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti come ha dimostrato anche la Conferenza mondiale sugli Oceani organizzata dall’Onu lo scorso mese a cui abbiamo partecipato portando la nostra esperienza –  afferma Serena Carpentieri, responsabile Campagne di Legambiente. La quasi totalità dei rifiuti, in una percentuale che oscilla tra l’80 per cento e il 90 per cento, è composta da plastica, che persiste nell’ambiente per centinaia di anni e accumula sostanze tossiche. Si tratta di rifiuti che creano problemi economici, ambientali e alla fauna marina, ma possono anche finire sulle nostre tavole visto che le microplastiche (generate anche dalla frammentazione dei rifiuti più grandi), vengono facilmente ingerite dai pesci. Se poi i sistemi di depurazione non ci sono o sono inefficienti, come denunciamo da anni con Goletta Verde, tutto quello che buttiamo nel WC finisce in mare. Possiamo e dobbiamo invertire questo trend e per farlo bastano anche piccoli gesti come scegliere prodotti meno inquinanti, prevenire i rifiuti, differenziarli al meglio per riciclarli, ma anche evitare di usare i nostri WC come se fossero cestini della spazzatura».

Lo scopo della nuova campagna di Legambiente è stimolare il cambiamento spontaneo e permanente di abitudini in un piccolo gesto quotidiano che, tuttavia, può contribuire ad arginare un problema di portata globale come il marine litter: si calcola, infatti, che ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono dritti nei mari e negli oceani del mondo e di questi una percentuale tra l’80 per cento e il 90 per cento di questi rifiuti è plastica.

«Tutti sanno che gettare rifiuti nel Wc è sbagliato, ma in tanti ancora lo fanno perché si tratta di un comportamento così radicato nella routine di molti italiani da essere diventato purtroppo automatico, istintivo e quindi molto difficile da cambiare – aggiunge Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia. La cattiva gestione dei rifiuti a monte e la mala depurazione restano la principale causa del fenomeno del marine litter e la Sicilia è ancora molto indietro su questo tema. Al tempo stesso i nostri dati evidenziano come buona parte dei rifiuti che troviamo negli ambienti costieri e marini potrebbero essere riciclati. Ad esempio nelle nostre indagini sulle spiagge siciliane è emerso che la maggior parte (66%) degli oggetti ritrovati in spiaggia come rifiuti era stato concepito per essere utilizzato un’unica volta o per un periodo molto breve: 23 per cento per quest’ultima categoria (come ad esempio penne o tappi) e per il 43 per cento usa e getta. Se si mettessero quindi in campo delle politiche di prevenzione ad hoc, oltre a ridurre i rifiuti in mare, si avrebbero risultati non indifferenti dal punto di vista economico. Ed è quello che chiediamo alla Regione, ai Comuni e agli stessi operatori commerciali». Legambiente chiede inoltre di affrontare il problema anche dal punto di vista normativo, mettendo al bando i bastoncini per le orecchie non compostabili, sull’esempio di quanto l’Italia ha fatto con il bando ai sacchetti di plastica e in linea con la messa al bando dei cotton fioc voluta dalla Francia a partire dal 2020.


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