Prime impressioni dal Giappone

Non è la prima volta che mi trovo in Giappone e quindi molte delle differenze culturali abissali possono essermi sfuggite. Ma è la prima volta che davvero sto vivendo questa esperienza di vivere in un posto lontano da casa (e quando dico lontano non mi riferisco alle sette ore di pullman che mi sciroppavo quando ero soldato a Trapani… parlo di questo perché il mio professore di giapponese Luca Capponcelli ci aveva informato dei possibili disagi e quando gli ho detto che avevo fatto il militare a Trapani ha commentato simpaticamente “AH, nella Legione Straniera!!!”). Il Giappone che sto vivendo non è certo quello della metropoli.

Quando nel 2002 fui spedito a Tokyo per un mese ho visto davvero il Giappone che avevo sempre letto, visto, immaginato: palazzi giganteschi, templi infrattati in mezzo a colossi di cemento, parchi e colori del Giappone. Beh, ho capito che il Giappone che conoscevo era proprio quello. Pensavo non ne esistessero altri, semplicemente. Quella esperienza è stata da sogno perché si è trattato di un viaggio dentro un libro. Ho visto il Giappone che conoscevo nei libri, nei fumetti, nei film. L’esperienza odierna è diversa, non meno entusiasmante ma semplicemente diversa. In questo momento mi trovo a Tsukuba, sono a circa 45 minuti di treno dalla capitale. Tsukuba è una città di circa 200.000 abitanti ed è famosa in Giappone per essere forse uno dei centri universitari sperimentali più importanti del Giappone. Dovreste vedere la faccia di quelli a cui dico che studio qui… Sembrano dire “Davverooo???”. La Tsukuba che sto vivendo è quella di un enorme campus universitario immerso nel verde che si trova nel suo centro. Studenti di tutto il mondo si ritrovano qui, ed è fantastico osservare ragazze e ragazzi di tutte le nazionalità parlare, ridere insieme. Ho ancora parecchie difficoltà a comunicare con il mio tutor, un ragazzetto ventenne molto educato che come me parlotta inglese. Alla fin fine la mia abilità italiana di farmi capire con gesti,mimo,facce da Totò, gestualità Troisiana, improvvisando e a volte arrampicandomi a mozzichi…beh, è stata utile.

Sono qui da quasi un mese ma ho cominciato le lezioni di giapponese solo la settimana scorsa. Non vi dico la fatica. In generale mi esprimo in un pessimo inglese e tanto basta. A proposito di multiculturalità, mi ha molto divertito un commento di un americano che diceva “Gli irlandesi parlano di solito come degli inglesi ubriachi. Mi chiedo come parlino gli irlandesi ubriachi!!! Senza offesa per nessuno,perché lui stesso ha una ragazza irlandese. Si ride,si scherza e c`e`rispetto per le diversità. Semplicemente la cultura è talmente radicata nei nostri animi che è difficile rendersi conto di quanto condizioni la nostra esistenza. A volte ci chiediamo: ma perché???. Ecco questa è una domanda riguardante la cultura… ad esempio perché in Giappone se il lunedi`e`festa nazionale le lezioni del lunedì vengono spostate al mercoledì e le lezioni del mercoledì vengono cancellate??? Non basta semplicemente cancellare le lezioni del lunedì? Cosa avranno di così importante rispetto a quelle del mercoledì??? Mistero!! O perché in Italia se vai in un bar e chiedi dell’acqua ti chiedono se la vuoi naturale o frizzante??? Se io voglio acqua frizzante chiedo acqua frizzante!!! Strano vero?Io non ci avevo mai riflettuto!

Sono ancora qui da troppo poco tempo per avere avuto davvero l’occasione di conoscere e parlare con dei Giapponesi, anche se non dimenticherò mai quella ragazza alla fermata dell’autobus che era cos’ cordiale e sorrideva davvero e mi cercava di capire, e che mi veniva incontro quando non la capivo!. E’ orribile incontrare quelle persone che ti dicono una cosa, gli spieghi che non li capisci e urlano o ripetono la stessa parola 4 volte. Grr.. se non l’ho capita la prima volta e hai urlato, le cose sono due, imbecille! (quanno ce vo` ce vo`). O semplicemente non conosco la parola e quindi me la devi spiegare con altre parole o la pronunci da cani! Ma torniamo ai giapponesi…. Gentili lo sono tutti, è vero. Non tutti allo stesso modo però. Un consiglio: non chiedete indicazioni per strada a un giapponese se avete fretta. Il giapponese non dice mai “non lo so”: il giapponese prova a scoprire come aiutarti e dopo dieci minuti a disperarsi se proprio non è riuscito a scoprire come farlo ti dice “mi scuso per il fatto che non sono riuscito ad aiutarla!”. E sono davvero mortificati. Ma nel frattempo ti hanno fatto perdere dieci minuti in cui avresti potuto chiedere a qualcun altro che sapeva come aiutarti! Buffo! Tsukuba è un enorme miscuglio di studenti e lingue e differenze. Mi piace molto. In fondo il fine settimana si può entrare nel Giappone Cartolina per soli 2300 yen (circa 17 euro).
I dormitori sono diversi e io sono fortunato e invidiato per avere bagno e doccia in camera. In compenso non ho connessione wireless e quando esco nei corridori c’è sempre quell’odore di zuppa cinese e insetti morti. Spero non ci siano connessioni tra le due cose. A proposito, la sera qui è uno strazio, ci sono cicale dappertutto e sono assordanti, apro la veranda della mia stanza e sembra di essere nella foresta amazzonica… In compenso ho la vista lago che mi rasserena l’animo. Alcune cose strane sono il modo in cui le ragazze giapponesi NON riescono a camminare coi tacchi e il fatto che hanno le loro belle bianche gambe massacrate da zanzare tigre giapponesi, ma non esiste qui l’Autan??? Ah e non chiedete mai: “Non ti va di prendere qualcosa da bere?” perché se il giapponese risponde “si”… vuol dire che non lo vuole!!! La doppia negazione italiana ci ucciderà!!! Altra stranezza italiana. Abbiamo passato venti minuti a litigare col mio Tutor perché gli chiedevo ” non ti va un caffè?” e lui “SI” e io prego, andiamo al bar…” e lui “no,grazie”!!! Non capivo, ero semplicemente stordito, mi sembrava tutto nonsense e pensavo “ma insomma lo vuoi sto cavolo di caffè o no??”.

In generale si sta bene, il clima è umido ma ci si abitua. Le cose essenziali qui sono un cellulare, una connessione internet, una bicicletta. E tanta voglia di scoprire cose nuove.


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