Playa, i gestori dei lidi contro la Regione «Il canone demaniale costringe ai debiti»

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NEL SILENZIO GENERALE DELLA POLITICA SICILIANA, IL GOVERNO CROCETTA, CON UN DECRETO, HA AUMENTATO I CANONI PER LA CONCESSIONE DELLE SPIAGGE FINO AL 600 PER CENTO. I PROPRIETARI DEGLI STABILIMENTI FANNO UN PO’ DI CONTI: “INCASSANDO 140 MIA EURO A STAGIONE NON RIUSCIREMO A PAGARE NEMMENO L’IVA”. LA SITUAZIONE A CATANIA E DINTORNI

di Claudia Campese

«Da 60 anni tuteliamo le spiagge dello Stato e le custodiamo sotto il profilo della sicurezza. Adesso invece molti di noi non sanno nemmeno se dovranno chiudere le attività e tornare a casa».

Per il momento ci sono solo nuvole sull’orizzonte – ormai non troppo lontano – della stagione estiva catanese. Ne è convinto Ignazio Ragusa, presidente regionale del sindacato italiano balneare e proprietario del lido Polifemo alla Playa etnea. Ai soliti problemi con il Comune e la Provincia si aggiungono quest’anno le richieste della Regione Sicilia che minaccia di aumentare il canone demaniale fino al 600 per cento. Senza contare il rinnovo non automatico delle concessioni ma l’attivazione di una procedura per bandi a partire dal 2015.

Eppure questo inverno la stagione sembrava essere partita sotto i migliori auspici. «Non ha fatto un tempo così brutto come gli altri anni in cui le tempeste di vento hanno demolito mezza costa», racconta Ragusa. Ma quello che i proprietari hanno risparmiato in manutenzione rischiano di vederlo sfumare in tasse. Tutto comincia quando, con i presagi di nuove regole nel settore, le piccole spiaggette private e i condomini con discese a mare decidono di non pagare più il demanio. Piccole cifre per piccole estensioni ma che, messe insieme, avrebbero dimezzato l’incasso regionale portandolo a 40milioni di euro.

«Così la Regione ha trovato la soluzione: far pagare di più noi», denuncia Ragusa. Con un decreto presidenziale firmato anche dall’ormai ex assessore al Territorio e Ambiente, Mariella Lo Bello.

Ragusa fa un po’ di conti in base alla sua esperienza: «Io incasso 120-140mila euro a stagione. Se il canone fosse di 115mila euro non riuscirei nemmeno a pagare l’Iva, senza contare le tasse accessorie come Imu e Tarsu – ragiona -. Dovrei fare debiti».

Un pericolo contro cui si è mossa l’intera categoria ma che non si può ancora considerare scampato. E i tempi non aiutano gli addetti del settore: «Siamo già ad aprile, la stagione si apre il 30 maggio e non siamo nella condizione di stilare un piano finanziario, di sapere se possiamo prenderci questo impegno oppure no – continua l’imprenditore -. E’ come se a un cittadino io dicessi che una cabina costa fino a 3500 euro. Come fa una famiglia a sapere se può permetterselo? Per questo noi stiamo cercando, nonostante tutto, di mantenere i prezzi sempre bassi e agevolati».

Poche certezze che hanno come scadenza il 2015. «La legge nazionale parla di una proroga delle licenze fino al 2020 – spiega Ragusa -. Ma la Regione Sicilia ha invece deciso di adottare un rinnovo, con la burocrazia che ne consegue, solo fino al prossimo anno».

Problematica a cui si aggiungono quelle mai risolte. «La mancanza di cassonetti anche per la raccolta differenziata e il ritiro senza continuità, l’assenza di illuminazione e di vie di fuga che ci portano a contare quattro o cinque incidenti gravi a stagione sul viale Kennedy – elenca Ragusa -. Per non dire dei continui furti di ferro, tra ringhiere e grate, che lasciano delle voragini per le strade. Ma Comune e Provincia non si accordano per chi deve intervenire».

Eppure i proprietari dei lidi non si perdonod’animo e lanciano una proposta alla Regione: «Abbassate la tassa di concessione demaniale e noi investiremo il risparmio in servizi».


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