Pirati dei Caraibi tre: Ai confini del Mondo

Si sa, le trilogie sono un rischio, specie se il primo film è nato come figlio unico e ragioni di successo lo hanno portato ad essere capostipite di una serie.

E i Pirati dei Caraibi hanno fatto la fine temuta, i sequel non sono stati all’altezza della “Maledizione della Prima Luna”.

“Ai Confini del Mondo”, ultimo anello della trilogia di Goran Verbinski, non era come lasciava sperare. E se del primo film avevamo ammirato l’ebbrezza di Tortuga, adesso ci troviamo precipitati nell’Isla de Muerta, tra ombre, cadaveri, abissi, spionaggi dove l’unico contatto col passato è la musica siglata ancora una volta da Hans Zimmer.

E anche se Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley e Geoffrey Rush possono contare sull’apparizione del Rolling Stone Keith Richard, la trama è confusa così come i rapporti tra i vari personaggi, forse proprio perché sono pirati che non mantengono la parola.

 

Ma se qualcuno è rimasto ore a chiedersi come Jack Sparrow è uscito fuori dal Cracken, rimarrà deluso. Il Cracken è stato fatto fuori dalla marina inglese di Beckett che tiene dalla sua parte l’Olandese Volante e Davy Jones sotto ricatto.

E non si può sperare nemmeno in una partecipazione superba di Johnny Depp, che a parte qualche battuta, ha perso la verve del primo film, e anzi è più indeciso che mai, stringendo alleanze (mai rispettate) con tutti e riscattandosi alla fine.

Viene ripescato dall’aldilà dalla sua ciurma perché deve perentoriamente partecipare alla “fratellanza dei 9 pirati nobili”, cioè una folkloristica assemblea di tutti i pirati dei mari per liberare Calipso.

Ma da dove spunta Calipso? E’ una dea imprigionata dalla fratellanza in un corpo umano perché pericolosa. Niente poco di meno che l’amante di Davy Jones, quella per cui lui si è trafitto il cuore.

 

Il cuore di quel mostro pieno di tentacoli è forse, per un beffardo gioco di parole, il cuore del film e dell’intera trama. L’Olandese Volante per legge deve avere un capitano, e chi uccide il cuore di Davy Jones deve mettere il proprio nello scrigno, diventando immortale e adempiendo il ruolo di Caronte: traghettare oltre i confini del Mondo le anime di chi è morto in mare.

Si può facilmente intuire che il film non finisce se qualcuno non si sacrifica ad uccidere Davy

Jones e sebbene Jack sia tentato dall’immortalità, forse quel che gli è più caro è la pelle, più della libertà dei pirati in mare.

Ognuno per sé e Dio per tutti dunque, Will cercherà di salvare il padre, Jack la sua pelle, Miss Swann gioca a fare la donna pirata e Barbossa è l’unico a cui interessa la solidarietà tra i pirati per liberare le acque dalla flotta di Beckett, una flotta esagerata.

Esagerata come le dimensioni dei duelli, come le dimensioni dei mostri, dei tradimenti, di tutto.

E chi poteva mai immaginare che alla fine il nemico della Maledizione della Prima Luna, sarebbe diventato uno dei protagonisti del terzo film, e che avremmo parteggiato per lui?

E chi lo sa, magari Barbossa la Perla Nera se la meriterebbe davvero, tornando a farsi dare la caccia da Jack…


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