Petizione ai Comuni siciliani Tpan per ricordare gli eroi del disarmo nucleare: «La pace è scelta attiva della ragione»

«Davanti all’indifferenza delle istituzioni e ai venti di guerra che soffiano sempre più forti, queste firme sono una piccola scintilla». Utili ad alimentare una petizione, partita da Tremestieri etneo, nel Catanese, per intitolare uno spazio pubblico – strade, piazze, giardini – a Vasilij Archipov e Stanislav Petrov, gli eroi – poco conosciuti e quasi casuali – del disarmo. «Uomini che, con il coraggio della ragione, salvarono l’umanità dall’olocausto nucleare», spiega Giuseppe Failoni, ingegnere promotore della petizione. Rivolta al presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) e, in particolar modo, ai Comuni siciliani che hanno aderito al Tpan, il trattato della Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari. Affinché il loro non resti un mero impegno formale. «Un singolo cittadino, da regolamenti amministrativi, non può proporre un’intitolazione – spiega Failoni -, ma la politica sì».

Cos’è il Tpan e i Comuni siciliani che hanno aderito

Il trattato Tpan, in vigore dal 2021, è uno strumento internazionale che rende illegali possesso, sviluppo e minaccia d’uso di armi atomiche. In fase di monitoraggio e pressione per l’adesione degli Stati, l’Italia risulta assente alle assemblee. Al contrario di paesi come Norvegia o Germania. Per convincere il governo nazionale a impegnarsi – in vista della prossima conferenza Onu – è nata la rete Italia ripensaci. A cui hanno aderito diverse associazioni, ma anche 140 Comuni e 2 regioni italiane (Toscana e Piemonte). In Sicilia hanno firmato quasi tutti i capoluoghi: Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Ragusa ed Enna. Oltre a Vittoria, Modica, Mazzarrone, Augusta, Capo d’Orlando e Castelbuono. «Un Comune che intitola una via a due eroi del disarmo dà un segnale politico forte – spiega l’ideatore della petizione -. Conferma che la sua adesione al Tpan non è stata solo un atto formale del passato, ma un impegno civile presente e attivo».

Le ragioni della petizione: i no di Archipov e Petrov

Da sinistra a destra: Vasilij Archipov e Stanislav Petrov

Un segnale tanto più attuale quanto, spiega Failoni, il terrore della minaccia sembra non bastare a mantenere l’equilibrio. «Dagli anni ’60 a oggi – spiega l’ingegnere – si sono succeduti almeno cinque avvenimenti che hanno portato il mondo sull’orlo dell’olocausto nucleare. Per errori umani o per imprevisti fatti esterni». Da errori di cablaggio – con segnali di allerta errati – a nastri di simulazione inseriti per sbaglio. Passando per una esercitazione Nato del 1983 fin troppo realistica, scambiata per vera dall’Unione sovietica. Fatti troppo recenti per finire nei libri di storia, ma in cui si inseriscono le azioni di Archipov e Petrov.

Vasilij Archipov e la terza guerra mondiale sfiorata a Cuba

Siamo nel 1962 al largo di Cuba, in piena crisi missilistica. A bordo di un sottomarino sovietico, circondato dalle navi militari Usa. Il comandante russo decide di mettere fine allo stallo lanciando un siluro nucleare, la cui dotazione era sconosciuta agli statunitensi. Ma, da protocollo, serve l’unanimità dei tre ufficiali superiori. L’unico voto contrario, che salva la partita, è quello dell’ammiraglio sovietico Vasilij Archipov. In patria non prendono troppo bene quella vittoria mancata. Il commento più gentile sarà: «Sarebbe stato meglio se foste affondati con le vostre navi». Archiviando il fatto come una vergogna segreta, fino alla desecretazione dei documenti, quattro anni dopo la morte di Archipov nel 1998.

Stanislav Petrov e il falso allarme mortale

Passano gli anni e, nel 1983, Stanislav Petrov è l’ufficiale di turno al centro di allerta precoce del comando Serpukhov-15, a sud di Mosca. Il sistema satellitare segnala il lancio di cinque missili balistici Usa. Secondo il protocollo, il tenente colonnello dovrebbe far partire l’allarme e dare il via alla risposta nucleare. Ma Petrov non è convinto: solo cinque missili non gli sembrano credibili. Se ne sarebbe aspettato centinaia. E classifica la minaccia come falso allarme. Si trattava, in effetti, di un riflesso solare ad alta quota, scambiato per la scia di calore dei motori di un missile. Tra interrogatori, richiami, emarginazione e il pensionamento anticipato, gli scarsi riconoscimenti a Petrov arriveranno dall’estero. Specie dopo la caduta del muro di Berlino. Con qualche premio e un film con Kevin Kostner, fino alla morte del militare nel 2017.

L’intitolazione come scelta attiva della ragione umana

«Sono figure che, per fortuna dell’umanità intera, si sono trovate al posto giusto nel momento giusto – commenta Failoni -. E hanno saputo dire di no, utilizzando la ragione. Ben sapendo che ciò avrebbe comportato loro gravissimi problemi». E scarsi riconoscimenti. I quali, secondo l’ingegnere, risultano anche imbarazzanti da assegnare, «perché significa ammettere che i sistemi di difesa nucleare possono fallire clamorosamente». Senza considerare il problema di premiare la disobbedienza. Ecco perché intitolare spazi pubblici a Petrov e Archipov, secondo il promotore della petizione, sarebbe un gesto davvero concreto di impegno per il disarmo: «Vogliamo che i loro nomi entrino nella nostra quotidianità, nei luoghi dove i nostri figli giocano e dove la gente cammina – conclude Failoni -. Vogliamo un segnale concreto di volontà di pace. Che non è solo assenza di guerra, ma una scelta attiva dell’intelligenza umana contro l’automatismo della distruzione».


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