Pesca, sbloccato il fermo biologico

Si è svolto ieri a Roma presso il Ministero delle Risorse agricole e forestali un incontro tra il direttore generale, Francesco Saverio Abate, e una delegazione siciliana guidata dal parlamentare regionale, Toni Scilla, e dai presidenti delle organizzazioni Produttori di Mazara del Vallo, Marsala e Trapani, rispettivamente Nicola Arena, Uccio Tramati e Natale Amoroso, e dal Presidente del Consiglio comunale di Mazara, Pietro Marino.

L’incontro è stato utile per fare il punto sulla crisi del settore pesca e sulle problematiche che le marinerie stanno investendo. È stato chiesto un intervento presso l’Unione Europea affinché, così come previsto a partire da ottobre, non sia esteso a tutta la rete l’obbligo di utilizzo della maglia di 40 millimetri quadrata, o 50 romboidale, in uso per ora solo nel sacco. L’adeguamento delle reti graverebbe pesantemente sulle tasche delle imprese e andrebbe a diminuire la capacità di pesca, arrecando un ulteriore danno economico ai pesatori.

Buone notizie, invece, per i pagamenti del fermo biologico 2011 che, superati definitivamente i problemi tecnici, saranno ultimati tra i mesi di agosto e settembre di quest’anno. In merito alla pesca del Tonno Rosso del Mediterraneo con il sistema palangaro, Abate ha dato rassicurazioni in merito al fatto che, se l’Iccat, l’organizzazione internazionale che monitora, in tutto il mondo, la pesca dei grandi pesci pelagici (e quindi anche la pesca del Tonno Rosso del Mediterraneo), deciderà un aumento di quota di pesca, questa andrà a beneficio del già citato sistema on il palangaro (in pratica, la pesca con centinaia di ami).

“Grazie al forte spirito di collaborazione tra gli attori del settore e la disponibilità del direttore Abate – ha dichiarato Scilla, componente della commissione Attività produttive all’Ars – oggi abbiamo portato a termine un incontro proficuo nel corso del quale abbiamo condiviso la necessità di una politica comune per la pesca nel Mar Mediterraneo. È necessario che a Bruxelles comprendano che, a tutela delle specificità del nostro mare, se da un lato è giusto che la pesca sia regolata da normative comunitarie, dall’altro è opportuno che tali regole sia rispettate da tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, che i diritti e i doveri siano distribuiti in egual misura tra tutte le marinerie rivierasche”.

 


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