Paternò, incontro sul futuro dell’ospedale Borsellino pronta a rivedere il piano sanitario

«L’assessore Borsellino si è impegnata a rivedere il piano sanitario regionale, tenendo conto dei dati reali dell’ospedale Santissimo Salvatore, e ci ha promesso la realizzazione di una nuova bozza che, prima di diventare legge, verrà inviata alla conferenza dei sindaci affinché anche questi ultimi possano avere voce in capitolo». Il sindaco di Paternò, Mauro Mangano, è soddisfatto. La battaglia dell’amministrazione del comune etneo, delle associazioni e dei cittadini riuniti nel Comitato, segna una prima parziale vittoria. L’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, ha dato la sua disponibilità a rimettere in discussione il piano sanitario regionale, che prevede il ridimensionamento della struttura – con la chiusura di quattro chirurgie e del punto nascite – e la delocalizzazione in favore di centri minori come Biancavilla e Bronte.

La cittadinanza nelle settimane scorse si era mobilitata, raccogliendo 4mila firme e riunendosi in presidio, per difendere l’ospedale che vanta numeri importanti: cinque reparti chirurgici, un punto nascita, il pronto soccorso e 700mila interventi annui. «Abbiamo difeso le ragioni non solo di Paternò, ma di tutta la provincia», rivendica Mangano dopo l’incontro di oggi a Palermo con l’assessore, a cui hanno partecipato anche i deputati regionali Anthony Barbagallo, Lino Leanza, il presidente della commissione Sanità all’Ars, Pippo Di Giacomo, il presidente del consiglio comunale di Paternò, Laura Bottino, il consigliere Nino Valore, il senatore Salvo Torrisi ed una delegazione del Comitato in difesa dell’Ospedale. «C’è un rapporto squilibrato tra gli ospedali del capoluogo e quelli dei centri minori – spiega Mangano – Questo è il risultato di piani sanitari fatti solo con la calcolatrice, che hanno portato a servizi sempre peggiori».

Negli ultimi anni altre cittadine, come Giarre e Caltagirone, hanno protestato contro il ridimensionamento di altri ospedali di provincia. Senza però ottenere modifiche al piano della Regione. Cosa che invece potrebbe avvenire adesso nel caso di Paternò. Una novità che, secondo Mangano, è da attribuire in larga parte «al diverso approccio dell’assessore Borsellino al problema, rispetto ai suoi predecessori». «Fino ad ora si è seguita una logica prettamente economica e politica – denuncia il primo cittadino – Se alla Regione veniva eletto un deputato forte di Acireale, allora l’ospedale acese aveva la precedenza su quello di Giarre, e così via. Con questo principio sono state lasciate scoperte intere zone della provincia».

Nel documento che il sindaco di Paternò ha presentato all’assessore alla Salute venivano chiesti «la previsione di posti letto di chirurgia e medicina sia nell’ospedale di Biancavilla che in quello di Paternò; una deroga al principio delle 500 nascite, ed una valutazione del mantenimento dei reparti di ostetricia basata solo sul criterio della sicurezza delle partorienti; infine lo sblocco dei lavori di consolidamento e la previsione di una struttura pienamente operativa». Adesso la Regione elaborerà una proposta di modifica del piano sanitario che verrà inviata al territorio. Sarà la conferenza dei sindaci a valutarne i contenuti e rispedirla a Palermo, dove l’assessorato alla Salute dovrà fare sintesi delle nuove istanze, compatibilmente alle risorse economiche disponibili e alle limitazioni nazionali. Nel corso dell’incontro Lucia Borsellino ha anche espresso il desiderio di andare in prima persona a Paternò per confrontarsi con i cittadini. Venerdì pomeriggio, intanto, ci sarà un’assemblea pubblica nel comune etneo per fare il punto della situazione.


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Dopo settimane di proteste, presidi e una petizione che ha raccolto 4mila firme, oggi l'assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, ha incontrato il sindaco del comune etneo, Mauro Mangano, e i cittadini che si battono contro il ridimensionamento dell'ospedale. «C'è la disponibilità a rivedere il piano sanitario regionale, tenendo conto dei dati reali dell’ospedale Santissimo Salvatore», spiega con ottimismo il primo cittadino. Negli anni scorsi altri centri minori si sono battuti senza successo contro la riforma. Cos'è cambiato? «C'è un approccio diverso, non conta più chi ha i deputati più forti»

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