La pasta alla Norma diventa un «simbolo codificato»: firmato l’atto con la ricetta autentica


Non poteva che partire da Catania il passo che consegna la pasta alla Norma alla storia. È qui che la tradizione è stata custodita e raccontata negli anni, fino ad approdare nel documentario di Stanley Tucci su Cnn, che l’ha fatta conoscere al mondo. Ora la Norma diventa ufficiale. Con un atto notarile voluto dall’Accademia italiana della cucina, guidata dall’avvocato Gianclaudio Tribulato, la ricetta entra in archivio come patrimonio culturale, fissando per sempre i suoi ingredienti e il suo procedimento. Non è un brevetto né un marchio registrato, ma un atto di identità. In un’epoca di contaminazioni e rivisitazioni, questo gesto mette un punto fermo: la Norma autentica resta quella con melanzane fritte, salsa di pomodoro fresco, ricotta salata e basilico.

La sua origine è ormai mito. Un giorno il commediografo Nino Martoglio, dopo avere assaggiato pasta con melanzane fritte e pomodoro, esclamò: Chista è ’na vera Norma!. Un omaggio al capolavoro di Vincenzo Bellini, il compositore catanese che con la sua opera aveva incantato l’Europa. Ed è proprio il 23 settembre, giorno della sua morte, che si celebra la Giornata nazionale della pasta alla Norma. Istituita dal ministero dell’Agricoltura su spinta di ristoratori e associazioni catanesi, nasce come risposta al mancato riconoscimento Unesco. Da piatto popolare, la Norma è diventata ambasciatrice della Sicilia nel mondo. Già nell’Ottocento, i contadini friggevano le melanzane, ortaggio povero ma versatile, unendole a sugo e formaggi locali. Dal Dopoguerra, tra sagre e prime guide gastronomiche, la ricetta spicca il volo. Negli anni ’80 approda nelle trattorie di tutta Italia, fino a diventare icona della dieta mediterranea. Il rilancio internazionale dei nostri tempi porta la firma di Me Cumpari Turiddu. La fondatrice Roberta Capizzi, con la sua ricetta autentica, è stata protagonista di Searching for Italy, il programma con Stanley Tucci che ha inserito la Norma tra i suoi piatti italiani preferiti.

Durante la cerimonia notarile, un encomio speciale è andato proprio a Capizzi, per aver custodito e diffuso la tradizione. Nel cuore di Catania, in un ex magazzino di fine Ottocento, Me Cumpari Turiddu è più di un ristorante, è un racconto vivente della Sicilia. A guidarlo c’è Roberta Capizzi, che ha lasciato una carriera internazionale nel Diritto assicurativo per tornare a casa e dedicarsi alla sua terra. «Il cibo è memoria, identità, radici – spiega l’imprenditrice a MeridioNews – Con questo progetto volevo restituire alla Sicilia la voce che merita, e raccontarla al mondo attraverso i suoi sapori». Il nome stesso del locale – inaugurato nel 2010 insieme al padre Edoardo – racconta il viaggio di un giovane emigrato che torna alle origini con il ricettario della nonna in mano. Una metafora della missione di Capizzi, invertire la rotta, tornare, investire, e far conoscere la Sicilia a chi viene da fuori. «Il mio obiettivo – conclude la titolare del ristorante – è che chi entra nel nostro locale possa portarsi via non solo il ricordo di un buon piatto, ma anche un pezzo dell’anima della Sicilia». L’atto notarile è solo l’inizio. L’Accademia italiana della cucina e la Fipe Confcommercio di Catania hanno già annunciato la volontà di candidare nuovamente la Norma come patrimonio immateriale Unesco. Intanto, adesso la Norma diventa un simbolo codificato, un patrimonio che unisce passato e futuro.


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