Palermo, chiusura Oncologia del Policlinico: i malati sono stati ben assistiti?

da Teofraasto Paracelso II
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il 20 aprile scorso abbiamo appreso dai mezzi di informazione che la mascella ‘quadrata’ dell’assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, si era contratta di sdegno per l’ennesima volta alla lettura del resoconto della Commissione, nominata per far luce sui fatti e misfatti del Reparto di Oncologia del Policlinico, causa della morte della signora Valeria Lembo nel dicembre scorso.

Ricordiamo che la giovane donna è deceduta dopo lunga e dolorosa agonia, in seguito alla somministrazione endovenosa di una dose di chemioterapico dieci volte superiore alla quantità richiesta, in un inevitabile scambio di responsabilità tra medici, infermieri, farmacisti. Purtroppo, al di là dell’indubbia professionalità dei singoli, l’errore vi è stato e una giovane donna con un tumore, per quanto si è potuto apprendere dai mezzi di informazione, curabile, è morta.

Questo l’antefatto. Ma tornando alla cronaca di questi giorni, allo sdegno è seguita, in data 20 aprile 2012, la disposizione congiunta (!) dell’assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, e del Ministro alla Salute, Renato Balduzzi, di chiudere il reparto di Oncologia medita del Policlinico universitario di Palermo.

Sempre seguendo in maniera pedissequa la cronaca, le date e i mezzi di comunicazione, apprendiamo che in data 23 aprile 2012 “saranno decisi i trasferimenti dei pazienti malati di tumore in cura nel Reparto di Oncologia del Policlinico di Palermo all’Ospedale Civico dopo la chiusura del reparto… Sono ottocento i pazienti che saranno trasferiti al Civico… L’attività sarà sospesa gradualmente. Al momento sono cinquanta i pazienti che saranno trasferiti al Civico”.

In data 27 aprile 2012 si legge ancora sui giornali: “Continuano i sit-in in Piazza Ottavio Ziino (la via di Palermo dove ha sede l’assessorato regionale alla Salute ndr) e al Policlinico da parte di pazienti e medici, sono ancora in corso riunioni per decidere dove distribuire i pazienti che devono eseguire i cicli di chemioterapia, vengono presentate le dimissioni da parte di vari esimi cattedratici del Policlinico per difendere la rispettabilità dei loro colleghi, l’assessore tiene salda la propria posizione (quasi fosse un fortino in un guerra).

Ma nessuno spende una parola per i malati.

Abbiamo usato di proposito la parola malato e non paziente, con tutto il rispetto, la comprensione e l’affetto che essi meritano. Non paziente. Sono persone che stanno male, non hanno ciò che, a quanto pare, per tutti gli altri attori convenuti sembra superfluo: la salute. Alcuni di loro stanno veramente male, ma molto dignitosamente e con grande carità verso i loro cari, non lo fanno capire.

E’ vero, sono pazienti, perché hanno anche tanta pazienza. Ma, innanzi tutto, non dimentichiamo che stanno lottando con una malattia che se richiede la chemioterapia significa che è arrivata dinanzi a tre strade. La prima: il tumore, qualunque esso sia è curabile con la “chemio”; la seconda: la “chemio” serve per affrontare la chirurgia; la terza : “la chemio” serve a dare qualche mese in più di vita a chi si ama.

A questo bisogna aggiungere qualche basilare considerazione di biologia delle cellule tumorali.

Queste terapie si basano sulla possibilità di colpire le cellule tumorali durante la mitosi (cioè durante la divisione che porta alla replicazione delle cellule), e la distribuzione dei cicli chemioterapici nell’arco di 28 giorni circa (dipende dai farmaci) è legato a questo e alla necessità di far “riprendere” dal trauma del chemioterapico alcune linee cellulari fragili quali quelle del sangue. In più, un trattamento chemioterapico è costituito da un certo numero di cicli consecutivi dopo del quale si valuta la risposta allo stesso.

Inoltre le cellule tumorali hanno una resistenza ai farmaci chemioterapici intrinseca, ma possono anche svilupparla in seguito alla sdifferenziazione, legata all’incremento della malignità. E , riguardo a questo, l’eventuale perdita di qualche ciclo chemioterapico può solo favorire la crescita delle cellule tumorali, già di per sé rapida in maniera anormale, e la crescita, a sua volta, favorisce la sdifferenziazione delle cellule con tutto ciò che questo comporta.

Innanzi a queste considerazioni, rimaniamo fiduciosi che nessun paziente abbia perduto neppure un ciclo di chemioterapia, intanto per il valore biologico della stessa, ma anche soltanto per il valore psicologico che ha per il paziente.

Non possiamo comunque esimerci dal considerare che è nuovamente successo, in piccolo, ciò che è già accaduto con la ‘riforma’ della sanità siciliana: in quel caso, prima sono stati ridotti i posti letto e poi sono stati avviate le strutture territoriali (non tutte, perché molte sono ancora in fase di attivazione). In questo secondo caso prima si è provveduto a chiudere il reparto di Oncologia medica del Policlinico (si è detto gradualmente, ma le notizie sembrano contrastanti) e a pubblicizzare l’evento, poi a sistemare in maniera adeguata i pazienti.

Nel primo e nel secondo caso, siamo davanti a un modo distorto e incivile di gestione della sanità pubblica.

Ribadiamo che siamo fiduciosi in attesa di risposte tranquillizzanti ed esaurienti per i pazienti oncologici.

Foto di prima pagina tratta da t.123rf.com

 


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