A Siracusa il giardino di un convento trasformato in orto sociale coltivato da disabili psichiatrici

Il giardino di un convento che diventa un orto sociale dove a prendersi cura degli ortaggi, da prima della semina a dopo la raccolta, sono persone affette da gravi patologie psichiatriche. «C’è la pratica del dare nutrimento alle piante che non è solo simbolica ma fa del laboratorio un’opportunità anche terapeutica», spiega a MeridioNews Giovanni Romano, che è uno dei promotori del progetto nato a Siracusa dall’associazione Afadipsi formata da familiari di persone affette da disagi psichici e psichiatrici. A mettere a disposizione gli spazi un tempo occupati da pini e alberi ad alto fusto nel giardino del convento sono le suore francescane missionarie di Maria, che in via delle Olimpiadi nella zona della cittadella dello sport del capoluogo aretuseo hanno anche ospitato donne vittime di violenza e accolto altri laboratori, dalla clownterapia al teatro. Sei disabili psichiatrici, un facilitatore sociale (che è uno degli utenti in grado di organizzare il lavoro di tutti gli altri), le suore e un gruppo di esperti agronomi si prendono cura di prodotti stagionali nell’orto.

«Tutto è rigorosamente biologico, senza l’utilizzo di nessun concime chimico o altre cose del genere», sottolinea Romano che è anche il fondatore de L’Arcolaio, la cooperativa che si occupa del reinserimento sociale dei detenuti nel carcere di Cavadonna. Lattughe romane, canasta, riccia e indivia sono i prodotti di questa stagione, che presto faranno spazio anche a pomodori, peperoni e melanzane, vengono poi distribuiti direttamente dall’orto in cambio di un’offerta libera. «Gli introiti – chiarisce Romano – sono sempre utilizzati per permettere la prosecuzione del progetto», che è sostenuto anche dalla Fondazione di Comunità Val di Noto. «Quindi – aggiunge – non solo per retribuire il facilitatore sociale (l’unico utente a essere pagato, visto che tutti i professionisti sono volontari, ndr) ma anche per comprare nuove semine e tutta l’attrezzatura necessaria». Innaffiatori, zappe, reti, sostegni e guantoni. Tanto basta, oltre alla fondamentale professionalità messa a disposizione da quattro esperti agronomi che si occupano degli aspetti tecnici e della didattica, per mettere in pratica il progetto di ortoterapia che si è dato dei precisi obiettivi terapeutici e riabilitativi.

I giovani e meno giovani utenti – sempre alla presenza di uno dei volontari dell’associazione Afadipsi – sono impegnati per tre pomeriggi a settimana, per due ore, nelle attività previste dalla fase in cui si trova l’orto. La prima riguarda la preparazione del terreno: si delimitano le parcelle, si zappa, si rastrella e si spietra. Poi si passa alla messa a dimora delle piantine nell’orto, scelte in base alla stagione. A questo punto si deve irrigare, togliere le erbacce e difendere le piante da attacchi di parassiti, insetti o lumache utilizzando solo metodologie biologiche o a basso impatto ambientale per la salvaguardia della biodiversità. Alla fine, è tempo di raccolta. «Questo laboratorio di ortoterapia – conclude Romano – consente ai disabili di coltivare un senso di responsabilità tramite attività di socializzazione e collaborazione, di acquistare fiducia in se stessi e accrescere l’autostima ma anche di sviluppare una coscienza del lavoro attraverso l’acquisizione di competenze».


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