Il figlio di Maria Concetta Velardi, la donna uccisa con un masso due giorni fa nei pressi della tomba di famiglia, si è recato oggi pomeriggio al cimitero di Catania insieme ai suoi legali per un sopralluogo. «Siamo qui, alla stessa ora del delitto, per vedere chi frequenta il posto», commenta l'avvocato Giuseppe Lipera, che insieme alla collega Grazia Coco ha anche assunto un investigatore privato per «coadiuvare il lavoro della polizia». Dal sopralluogo sembra emergere solo un nuovo elemento: la donna non si sarebbe tolta le scarpe da sola. Presente anche il fratello della vittima. Guarda le foto
Omicidio Velardi, sopralluogo al cimitero L’avvocato Lipera: «Ancora nessuna ipotesi»
«Se avessi avuto anche solo un sospetto, mi sarei fatto giustizia da solo». Così, a pochi metri dal luogo del delitto, Giovanni, fratello maggiore di Maria Concetta Velardi, commenta davanti ai giornalisti l’omicidio della sorella. La donna, vedova di 59 anni, è stata uccisa due giorni fa intorno alle 16e30 all’interno del cimitero di Catania. A ritrovare il corpo con la testa fracassata da un masso, che la sezione scientifica della polizia ha già confermato essere l’arma del delitto, è stato il figlio Angelo Fabio Matà, 40 anni, sottufficiale della marina militare. Oggi pomeriggio, in compagnia dei suoi due legali, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, Matà ha effettuato un sopralluogo, dal quale è emerso un dettaglio: Maria Concetta Velardi è stata ritrovata scalza, ma non si sarebbe tolta le scarpe da sola. «Preferisco non parlare», sono le uniche parole dette dal figlio ai giornalisti al termine del lungo giro di perlustrazione, al quale oltre ai legali hanno partecipato alcuni parenti. Tutti a osservare i luoghi nei pressi della cappella della famiglia Matà, dove la donna era solita recarsi molto spesso. E secondo i legali, a differenza di quanto emerso inizialmente, anche da sola e non solo in compagnia del figlio.
«Madre e figlio erano due paste di mandorla, la vita di mia sorella era tra la casa e il cimitero», commenta il fratello Giovanni Velardi, alla disperata ricerca di un’ipotesi, di un movente per un delitto che sembra inspiegabile. A riferire ai giornalisti quanto appreso dalle osservazioni del pomeriggio è l’avvocato Lipera. «Siamo venuti qui alle 16e30, alla stessa ora del delitto, proprio per verificare chi ci sia qui intorno. Il cimitero non è affollatissimo, ma qualcuno c’è: vedremo se c’è stata premeditazione o se sia stato un balordo di passaggio ad ucciderla», commenta l’avvocato. Anche lui non riesce a sbilanciarsi in ulteriori ipotesi, «sulle anomale circostanze dell’omicidio di una donna di mezza età – continua Lipera – che non ho avuto la fortuna di conoscere ma che mi è stata descritta come amorevole e benvoluta».
I legali Lipera e Coco chiariscono infine di aver assunto «quale studio legale un investigatore privato». Si tratta di un ex ispettore della sezione omicidi della squadra mobile della Questura di Catania, adesso in pensione, che secondo Lipera «coadiuverà il lavoro degli investigatori della polizia». Ma su quanto è emerso in questi ultimi giorni, in particolare sulla presenza costante nei vialetti del campo santo di un uomo, un 37enne amico della donna, Lipera non è in grado di dare ulteriori dettagli. «Sono ipotesi che riguardano la polizia, al momento non sappiamo altro». Confermato è invece che per l’ipotesi dell’assassinio non ci sono al momento indagati, mentre è ancora da effettuare l’autopsia sul corpo della donna. Così come resta un mistero il perché delle scarpe tolte alla donna, un episodio sul quale «si può far uso di psicologia criminale», conclude Giuseppe Lipera.