Omicidio Nicosia, rivenditore ucciso dai soci Quattro arrestati, esclusa la matrice mafiosa

Sono stati arrestati i presunti autori dell’efferato omicidio di Salvatore Nicosia, avvenuto a Vittoria il 12 settembre. Dopo un mese di indagini, quattro uomini – Giacomo e Carmelo Iannello (rispettivamente figlio e padre), Yvan Cacciola e Giuseppe Scionti – sono stati raggiunti da altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere. Secondo la Procura di Ragusa, la polizia è riuscita a raccogliere elementi fondamentali a carico dei quattro.

«Dopo nemmeno 24 ore eravamo già sulla buona strada», ha ammesso il capo della Squadra mobile Nino Ciavola, narrando i dettagli dell’indagine in conferenza stampa. È però servito un mese per la conclusione e «la soluzione di un delitto che poteva sembrare misterioso per le modalità», secondo la definizione del procuratore generale di Ragusa, Carmelo Petralia. Gli autori dell’omicidio sarebbero Giacomo Iannello, cinquantenne pregiudicato nato a Messina e residente a Vittoria, già legato a traffici di stupefacenti e accusato di associazione mafiosa, e il padre Carmelo, settantaduenne, che da tempo era ritornato nel paese d’origine, la frazione del capoluogo messinese di Altolia. Sarebbero loro le due sagome impresse nella registrazione della telecamera di sicurezza della sede della Protezione Civile, vicina al magazzino di proprietà di Salvatore Nicosia, luogo del delitto.

Si sarebbero appostati per ore, al mattino, nell’attesa dell’arrivo della vittima e, intorno alle 9, sono entrati in azione. Diversi i colpi esplosi, già nel piazzale del magazzino; solo due quelli che hanno centrato la vittima, entrambi usciti dalla canna di un fucile da caccia a pallini calibro 12, all’interno della struttura in cui la vittima cercava riparo. A sostegno della tesi accusatoria, come detto, ci sono le registrazioni di numerose telecamere di sicurezza, per lo più private, che gli investigatori hanno visionato nelle settimane. Telecamere che hanno ripreso l’allontanamento degli assassini e avvalorato l’ipotesi di una lunga premeditazione dell’omicidio. Sarebbero infatti numerosi i sopralluoghi, da parte dei due autori, nei dintorni del luogo dell’agguato. Ma l’elemento che inchioderebbe gli Iannello è stato ritrovato durante la perquisizione dell’abitazione di Giacomo. Si tratta di un foglio di bloc-notes appartenuto a Nicosia, su cui erano appuntati dei ricambi da fornire a una cliente. Con ogni probabilità, la prova sarebbe stata portata accidentalmente nella proprietà di Iannello, dopo che padre e figlio si sono allontanati con il furgone di Nicosia. Lo stesso mezzo è stato inoltre ritrovato a pochi chilometri dal magazzino e dalla stessa casa. Le armi invece, nonostante gli indizi venuti dalle confessioni, non sono ancora state ritrovate.

Il movente del delitto sarebbe di natura economica: Giacomo Iannello e Salvatore Nicosia erano soci in affari. I due sarebbero stati legati anche nell’attività economica di un magazzino di lavorazione di prodotti ortofrutticoli, incendiato nell’agosto del 2015. L’opificio era allora gestito da Maurizio Ciaculli – imprenditore vittima di numerosi attentati – dopo aver ricevuto la gestione dal curatore fallimentare. Lo stesso Ciaculli dichiara di «aver fornito alle forze dell’ordine diversi elementi su Iannello», che era al lavoro nel magazzino prima del suo arrivo. Inoltre, secondo gli inquirenti, lo stesso Nicosia potrebbe addirittura essere stato l’autore dell’incendio di quel magazzino. A subire intimidazioni, sotto forma di atti incendiari, sarebbe stato tuttavia lo stesso Iannello. È per questo motivo che l’uomo si sarebbe allontanato dalla città nell’ultimo anno. La magistratura ha anche definito la natura della relazione tra Iannello e Nicosia, ormai viziata da «odio profondo e fortissime tensioni», dovute presumibilmente ad alcune operazioni commerciali poco trasparenti, comprendenti forse la «spartizione di proventi di probabili truffe». In tal senso, nonostante i precedenti di Iannello e gli interessi nel comparto agroalimentare, settore che ha Vittoria ha da sempre suscitato gli appetiti della criminalità organizzata, gli inquirenti escludono che il delitto abbia avuto una matrice mafiosa. 

A carico degli altri due arrestati, invece, l’accusa è quella di aver facilitato la realizzazione del delitto. Giovani residenti nel borgo di Altolia, secondo una fonte interna alle forze dell’ordine, i due sarebbero stati «affascinati dalla figura del vecchio Iannello», mettendosi a disposizione, come confermato dal sostituto procuratore Andrea Sodani, per «l’accompagnamento nel luogo del delitto». Scionti e Cacciola erano a Vittoria la notte precedente all’omicidio e hanno fatto ritorno il mattino seguente. Anche la loro presenza sarebbe rimasta nelle registrazioni delle telecamere. E sarebbero stati proprio loro a far crollare il muro di silenzio e alibi che gli Iannello avevano eretto. Durante gli interrogatori, infatti, le due versioni si sarebbero rivelate piene di contraddizioni, fino alla confessione, seppure parziale, della partecipazione all’azione. 


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