No Muos a Crocetta :”Si rivolga al Ministero della Difesa per l’accesso alla base e ai dati”

Una roadmap  per la revoca delle autorizzazioni alla costruzione della stazione M.U.O.S. di Niscemi. Tracciata dal Movimeto No Muos Sicilia e rivolto all’attenzione del Presidente della Regione, Rosario Crocetta. Il quale ha dichiarato di volere affidare uno studio, all’Istitituto Superiore della Sanità per accertare i rischi per la salute che comporta l’impianto. I No Muos non sono d’accordo. Non mancano, infatti, abbondanti evidenze scientifiche e normtive sui danni prodotti dall’elettromagnetismo.

Il Movimento  suggerisce invece, una strada alternativa che potrebbe portare all’ immediata sospensione delle autorizzazioni e alla successiva revoca delle stesse. Tale percorso prevede uno studio che abbia ad oggetto l’impianto, già esistente da oltre vent’anni a Niscemi, quello delle 41 antenne presenti all’interno della base NRTF-8; e poi, uno studio teorico sul l’impianto in fase di ultimazione, quello appunto del M.U.O.S.

Stando alle conclusioni di uno studio del Prof. Zucchetti e del Dr. Coraddu, commissionato dal Comune di Niscemi nel 2011, è probabile che l’istallazione esistente superi già la soglia di attenzione fissata dalla legge italiana in materia. Il campo elettromagnetico indotto dal sistema MUOS, di difficile previsione in assenza di importanti dati tecnici coperti dal segreto militare, non è trascurabile e potrebbe contribuire sensibilmente all’aumento dei valori attuali.

E’ dunque importante, dicono i No Muos, studiare entrambi gli impianti, quello presente e quello in fase di istallazione, per poter avere un quadro complessivo e attendibile dell’impatto di tali strutture sull’uomo e sul territorio. Ma, per fare questo, è necessario avere accesso a quei dati coperti dal segreto militare. Ovvero consentire ai tecnici di avere accesso alla base e ai dati. 

Un particolare fondamentale. Ma andiamo con ordine:

Come detto, in diverse occasioni il Presidente Crocetta ha dichiarato di voler chiedere il parere dell’Istituto Superiore della Sanità in merito alla pericolosità per la salute della popolazione, il Movimento No Muos,  invece ritiene di scarsa utilità questo percorso per almeno due ragioni:
1) Già l’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection) ha, in passato, fissato linee guida periodicamente aggiornate, recepite dalla normativa italiana la quale ha fissato il limite di esposizione prolungata a 6 V/m. Un ulteriore “studio” non apporterebbe alcuna novità.
2)Una valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità si baserebbe su dati tecnici incompleti forniti dal comando di Sigonella, dati rilevati dal monitoraggio condotto dall’Arpa ma non a norma di legge, infatti a suo tempo, l’impianto sottoposto a monitoraggio non era completo in ogni sua parte e non è stato testato al massimo della sua potenza, come invece è previsto dalla normativa.

I tecnici del Movimento propongono dunque, al Presidente, un diverso “percorso” e cioè, un monitoraggio dell’impianto già esistente, eseguito alla massima potenza possibile e alla presenza di un tecnico “di parte” che possa avere accesso all’interno della struttura militare.

E’ chiaro che, qualora lo studio dovesse evidenziare un superamento di quel 6 V/m, considerato limite ultimo dalla normativa vigente, l’impianto dovrebbe essere immediatamente “ridotto a conformità”. Stessa cosa dovrà verificarsi per il “costruendo” Muos regolandosi su una simulazione “informatica”. I vertici di Sigonella, si presuppone, non debbano avere obiezioni a questo tipo di valutazioni visto che questo metodo è stato già usato da loro stessi, per tener lontano il Muos dalla base di Sigonella.

Dopo aver ottenuto tutti questi dati, si potrà decidere di ridurre a conformità l’impianto esistente ed “eventualmente” revocare le autorizzazioni all’uso del MUOS.

In attesa di tutto questo, il movimento chiede al Presidente di sospendere i lavori di istallazione in autotutela in base a quel “principio di precauzione” sancito dalla Dichiarazione di Rio del 1992.

 In sintesi, cosa significa tutto questo? Intanto,  che l’interlocutore del Presidente Crocetta non dovrà essere l’Istituto Superiore di Sanità, bensì il MINISTERO DELLA DIFESA che deve assicurare l’accesso ai dati e alla base. 

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