Nebrodi, sospetti su veterinari prima dell’inchiesta Asp: «Uno degli indagati favoriva parenti allevatori»

L’Azienda sanitaria provinciale di Messina era ricorsa ai ripari già prima che l’indagine Gamma interferon della Procura si chiudesse con i 17 arresti effettuati dalla polizia di Sant’Agata di Militello. A confermarlo il dirigente dell’Asp, Gaetano Sirna, che per rispondere alle criticità che si sospettavano fossero presenti, ancora prima che l’inchiesta della Procura le rivelasse, aveva attivato una serie di misure come ad esempio la rotazione totale dei veterinari. Non solo nel distretto finito sotto inchiesta, ma di tutta l’azienda. 

Oggi Sirna ha attivato la procedura disciplinare che potrebbe portare al licenziamento dei medici veterinari coinvolti nell’inchiesta. Uno di loro a breve dovrbbe perdere il posto, perché già stato sottoposto a indagine. Si tratta di Antonino Calanni, medico di Caronia. Per lui si è configurato un palese conflitto di interessi. Il medico aveva omesso di denunciare che alcuni allevatori controllati erano suoi parenti.

Per gli altri veterinari finiti nel calderone dell’inchiesta sulle carni infette e sulla macellazione clandestina al momento è scattata la sospensione su ordine della magistratura. «Abbiamo aumentato i controlli nei quattro macelli della provincia – spiega il direttore del servizio veterinario dell’Asp Carmelo Calabrò -. Se la carne è stata messa in commercio abusivamente il rischio di infezione c’è. Ma basta osservare alcune regole e il consumatore può stare tranquillo». Come ad esempio acquistare i prodotti in macellerie che espongono il certificato di origine dell’animale. «Attraverso questo documento, il consumatore può sapere tutto – prosegue Calabrò -. Da dove è nato e vissuto a dove ha pascolato e – conclude – dove è stato macellato».


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