Nebrodi, gli interessi sulla gestione di Case Trapesi Il bando, la rimozione del dirigente e il rogo doloso

«L’incendio di Case Trapesi? Quel giorno ero a Palermo a firmare il contratto per la gestione». A parlare è Carmelo Pittalà, legale rappresentante di Le querce dei Nebrodi, l’associazione che nel 2013 si aggiudicò l’immobile a Cesarò, in provincia di Messina, di proprietà dell’Azienda foreste demaniali. Un’aggiudicazione per sette anni che, al costo di un canone annuale di 12mila e 100 euro, avrebbe dovuto portare alla valorizzazione del territorio, divenendo punto di riferimento per escursionisti e turisti. Tali obiettivi, però, sono rimasti soltanto sulla carta dopo che la mattina del 5 novembre qualcuno diede fuoco alla struttura. Un incendio doloso passato sotto silenzio, fino a poche settimane fa, e su cui sarebbe ancora aperto un fascicolo alla Procura di Catania.

«Ero andato negli uffici dell’Azienda foreste demaniali per concludere l’iter, ma quell’episodio ha bloccato tutto – dichiara Pittalà -. Da allora l’immobile non ci è stato più restituito, ma non posso dire altro perché ci sono delle indagini in corso». A suscitare l’attenzione su Case Trapesi è la sua posizione geografica. La struttura, infatti, si trova al centro dell’area oggetto delle denunce del presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, destinatario di un attentato a metà maggio. Antoci, insieme al sindaco di Troina Fabio Venezia, è stato tra i promotori del protocollo di legalità che ha rotto il sistema di concessioni demaniali ottenute da personaggi che sarebbero vicini alle cosche attive nelle montagne messinesi. La cosiddetta mafia dei Nebrodi di cui ha parlato anche il presidente della Regione Rosario Crocetta e su cui si è espresso anche il ministro degli Interni Angelino Alfano, annunciando l’invio di 12 reparti speciali con l’obiettivo di mettere in ginocchio la criminalità organizzata.

Un impegno che, come dimostrato da MeridioNews, era stato già auspicato un anno prima, a fine 2012, dalla stessa Azienda foreste demaniali che in una relazione inviata a Crocetta – da poco eletto – aveva invitato l’amministrazione a cambiare rotta nella gestione delle proprietà demaniali, puntando sulle gare a evidenza pubblica. Con l’obiettivo di favorire legalità e trasparenza.

Il primo bando a essere indetto – nell’estate 2012 – riguardò proprio Case Trapesi, immobile che da poco era stato ristrutturato rendendolo funzionale e pronto a un utilizzo ecosostenibile. A patto di trovarvi un gestore anche se questo non sarebbe stato difficile, considerati quanti si sono dimostrati interessati a Case Trapesi.

A partire da Calogero Saraniti, imprenditore di Cesarò, impegnato in diverse attività di promozione del territorio. È lui, infatti, a proporre all’Azienda foreste demaniali, a dicembre 2012, di occuparsi della vigilanza della struttura. Richiesta accolta dagli uffici provinciale dell’Azienda, ma stoppata da quelli regionali perché «non risulta comprovato che l’affidatario del servizio risulti in possesso dei requisiti di capacità tecnico-professionali». Rilievo scaturito dal fatto che la ditta Calogero Saraniti è specializzata nella commercializzazione di ceramiche sanitarie e materiale di ferramenta.

Contattato da MeridioNews, Saraniti sottolinea che «non si trattava di vigilanza armata» e che comunque «la vicenda è più complessa di così». L’imprenditore aggiunge poi di non essere stato più interessato all’immobile. «Non era più conveniente – commenta – perché non sarebbe stato possibile fare quei lavori a livello strutturale dei quali secondo me c’era bisogno». In tal senso Saraniti, che negli anni precedenti partecipò anche ai lavori di ristrutturazione di Case Trapesi – «ho fatto delle forniture e affittato degli escavatori che poi vennero danneggiati» -, nega di avere un ruolo all’interno dell’associazione Le querce dei Nebrodi. «Conosco il presidente, ma non collaboriamo», taglia corto l’imprenditore. 

A completare la storia di quei mesi, infine, un altro episodio. Stavolta accaduto a Palermo: pochi mesi dopo essersi insediati, i vertici dell’Azienda foreste demaniali – gli stessi che avevano ideato il bando per l’affidamento di Case Trapesi e bloccato la concessione della vigilanza – furono rimossi e spostati in un altro ufficio. Una scelta che, alla luce dei recenti proclami in direzione della lotta per la legalità da parte della Regione, potrebbe non essere stata delle migliori.


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