Muos, il Riesame conferma il sequestro Restano i sigilli al cantiere in base Usa

Restano i sigilli imposti al cantiere del Muos, l’impianto satellitare della marina militare Usa in costruzione a Niscemi. «Il tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta dell’avvocatura dello Stato e mantenuto il sequestro», spiega Fabio D’Alessandro, uno dei membri del comitato No Muos niscemese. «Era un passaggio delicato e che aspettavamo con particolare ansia», sottolinea. I sigilli erano stati apposti lo scorso 1 aprile, su disposizione del procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera

«Il sequestro andava effettuato per impedire che la libera disponibilità dell’immobile aggravi le conseguenze del reato ancora in permanenza», è la motivazione avanzata dal magistrato. Il reato ipotizzato è quello indicato dal Tar di Palermo, che a febbraio ha dichiarato abusivi i lavori per la realizzazione dell’impianto, perché privi delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche e «viziati da difetto di istruttoria». A questo si aggiunge la denuncia presentata dall’associazione antimafie Rita Atria che ha documentato la prosecuzione dei lavori nel cantiere, nonostante la sentenza. Già venerdì scorso il consiglio di giustizia amministrativa aveva rigettato la richiesta di sospensiva presentata dal ministero della Difesa

«Che l’impianto di guerra, a uso esclusivo degli Stati Uniti, sia stato costruito abusivamente dalla Us Navy trova ora una nuova conferma nella sentenza odierna che si pone in continuità con quanto già acclarato dal Tribunale amministrativo regionale, dal Consiglio di giustizia amministrativa e dalla procura della Repubblica di Caltagirone», scrivono i No Muos in un comunicato firmato dal coordinamento regionale. Un documento nel quale sottolineano quanto fatto in questi anni: «Gli attivisti hanno sempre sostenuto il pericolo che il Muos rappresenta e sono riusciti a dimostrarlo in tutte le sedi istituzionali, giudiziarie e politiche, sinora coinvolte».

«Questa decisione costringerà gli statunitensi a trovare altre carte, soprattutto politiche – conclude D’Alessandro – È un momento molto delicato, in cui la questione dei droni è calda». Il riferimento è alla morte dell’attivista Giovanni Lo Portogiovane cooperante palermitano scomparso tre anni fa. La settimana scorsa è arrivata l’ammissione del governo degli Stati Uniti: Lo Porto è rimasto ucciso durante un’operazione proprio con le cosiddette bombe intelligenti, organizzata dai servizi segreti Usa in Pakistan per smantellare una cellula terroristica.


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