Minori a rischio a Catania

Catania vanta il primato italiano del numero degli arresti dei minori
 

   Sembrerà impossibile a tanti che come me vivono in una Catania tranquilla in cui il reato più grave è posteggiare in sosta vietata, che non conoscono il disagio, che considerano la criminalità appartenente ad un’altra dimensione, molto lontana dal nostro “mondo”, credere che la nostra città “ideale” è al primo posto nella classifica nazionale della delinquenza minorile.

   Tra il 2001 e il 2002, in dodici mesi, 198 sono stati gli ingressi nel Centro di Prima Accoglienza di Catania. La cifra corrisponde al 12,68 % del totale nazionale (1561 ingressi) mentre la popolazione del Distretto non supera il 3,15% di quella dello Stato.

   Questi dati che colorano di improvviso la nostra “Pleasantville”, che ci svegliano dal sogno e ci riportano ad una realtà di cui non sappiamo nulla, i cui fatti di cronaca spesso riempiono la nostra vita il tempo di divulgazione della notizia, sono invece il pane quotidiano di chi ha fatto della causa per la legalità il proprio mestiere, come Giambattista Scidà presidente del Tribunale dei minori ora in pensione.

   Viene da chiedersi: chi sono questi 198 ragazzi? Loro, i protagonisti di queste storie, sono ragazzi condannati ai margini da una società che è loro matrigna. Una società che, citando Scidà, può essere rappresentata come un uomo affetto da problemi all’apparato nervoso che non riesce a “sentire” più neanche i suoi piedi, metafora per indicare questi minori.

    Sono i figli di un tempo: soffrono infatti di un sentimento di frustrazione,insoddisfazione che è ormai generale,che investe il settore giovanile senza alcuna distinzione sociale e culturale. Causa il processo di formazione della personalità che non consente di maturare. Sentono la necessità di adeguarsi ai modelli proposti dai media per appartenere a un gruppo che non li consideri diversi, ma spesso ciò si risolve in un fallimento e da qui una solitudine esistenziale.

   Ma sono soprattutto i figli di un luogo: sono i ragazzi di S. Cristoforo, S. Giorgio, Librino. Sono i figli dei quartieri antichi o degli insediamenti nuovi, voluti dalla mano pubblica ma subito abbandonati dal Comune che non ha provveduto ai servizi necessari e dallo Stato che non è presente con quelle Forze che non devono essere necessariamente repressive. Sono i giovani abitanti di quartieri divenuti a rischio per l’assenza di stazioni di Carabinieri, di commissariati di Polizia e di posti di Vigili Urbani, carenti di postazioni fisse di assistenti sociali che per “incompatibilità ambientali” hanno “preferito” emigrare verso altri lidi. Deficienti delle agenzie educative: senza adeguati locali e prive dei mezzi necessari le stesse scuole dell’obbligo sono incapaci di interessare e legare a sé, senza luoghi di riunione per gli adulti né di incontro e di gioco per i piccoli, ” senza vita di relazione l’insediamento non può fornire a chi ci cresce nulla che aiuti alla socializzazione”.

    Sono ragazzi “scippati” dell’adolescenza, diventati adulti per forza. L’adolescenza e spesso l’infanzia non ci sono per questi ragazzi di Catania che lasciano la scuola per il lavoro. Un lavoro che non forma, non educa, né arricchisce, né tanto meno gratifica. E’ un lavoro ripetitivo, frustrante che finisce per alimentare sentimenti di rivalsa. Così privati del diritto all’educazione o di un lavoro appagante sono spinti sulla strada dell’illegalità, su cui il reato paga.

   Perché accade questo a Catania? Secondo Scidà la criminalità dei minori e la Mafia, diventata spesso l’unico referente culturale e istituzionale per questi giovani, rappresentano il prezzo che Catania paga per la criminalità degli affari pubblici. Tale criminalità amministrativa tende a indirizzare verso le proprie tasche i fondi che sarebbero necessari per alleviare il disagio che essa stessa ha causato. Una questione che comunque non riguarda le amministrazioni in carica oggi o un particolare schieramento politico ma che ha radici storiche,in sostanza cambiano i governi ma nulla di nuovo sul fronte minorile. Un fenomeno ulteriormente aggravato dall’occultamento dei fatti da parte dei mass-media che sembrano sforzarsi nel tacere, nascondere le informazioni su “quella” Catania.

   Nell’ultimo ventennio si è assistito ad una diversificazione del fenomeno sia quantitativamente che qualitativamente. La rilevanza percentuale degli apporti locali è ora molto maggiore che, per esempio, nel 1987/1988, quando il Distretto contribuì per il 6,97 %del totale nazionale. Ma soprattutto si è registrato un aggravamento in riferimento ai titoli dei reati, in particolare vi è stata un’ascesa nella percentuale degli omicidi e dei crimini commessi per associazione mafiosa. Negli anni ’80 infatti il fenomeno del reclutamento dei minori da parte delle organizzazioni mafiose era di gran lunga minore.

   Notevoli progressi comunque sono stati svolti: più assidua è diventata la comunicazione tra i giudici e i portatori di un altro sapere (pedagogisti, sociologi, psicologi); si è registrato un interesse sempre maggiore da parte delle istituzioni dell’amministrazione della giustizia e degli enti territoriali, un’attenzione crescente ai bisogni della persona, alla conoscenza dell’individuo, alla revisione della condotta e al suo reinserimento sociale. Comunque, nonostante questi giovani trovino aiuto negli apparati istituzionali, compiano un percorso di recupero, il reinserimento sociale è difficile quasi impossibile perché fuori, nella società priva di strutture, le loro motivazioni vengono colpite e annientate e inevitabilmente ricadono nel crimine. Scelgono la devianza come sistema di vita perché non ci sono altre alternative.

   Così Catania continua ancora a contendersi il primato con Napoli perché come afferma Scidà: “ I  ragazzi di Catania non cesseranno di essere condotti in carcere nel numero che sapete, non cesseranno di uccidere e di farsi uccidere sino a quando Catania non avrà modificato se stessa, sino al punto di essere, per loro, madre. E’ la Catania di domani che ci intima di non distruggere Catania nel presente.”  Il riscatto, la meta che sembra spostarsi via via che si avanza lungo il percorso, sarà possibile solo quando Catania smetterà di disinteressarsi dei suoi figli, solo con una mobilitazione di tutti i settori, solo cioè quando i minori diventeranno oggetto primario di interesse per le istituzioni pubbliche e i mass-media.


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