Milano si conferma la città più cara d’Italia anche nel 2026, mentre Palermo si colloca tra i capoluoghi dove il costo della vita risulta più contenuto. È quanto emerge da un’indagine del Codacons, realizzata sulla base dei dati dell’osservatorio prezzi del Mimit, prendendo in esame un paniere composto da 20 prodotti alimentari e 13 servizi […]
Milano è la città più cara d’Italia: a Palermo vivere costa il 33 per cento in meno
Milano si conferma la città più cara d’Italia anche nel 2026, mentre Palermo si colloca tra i capoluoghi dove il costo della vita risulta più contenuto. È quanto emerge da un’indagine del Codacons, realizzata sulla base dei dati dell’osservatorio prezzi del Mimit, prendendo in esame un paniere composto da 20 prodotti alimentari e 13 servizi di largo utilizzo, tra cui dentista, cinema, bar e veterinario.
Per acquistare tutti i beni e usufruire dei servizi considerati dal Codacons a Milano servono quasi 693 euro. A Palermo, invece, la spesa si ferma a circa 464 euro, oltre 200 euro in meno rispetto al capoluogo lombardo. La città più economica è Napoli, con una spesa di circa 402 euro, seguita proprio da Palermo e da Catanzaro, dove il paniere costa circa 474 euro.
A Palermo alimentari e servizi costano meno
Le differenze sono particolarmente evidenti quando si separano beni alimentari e servizi. Per acquistare frutta, verdura, carne, pesce e gli altri prodotti compresi nel paniere, a Milano, Bolzano, Trieste, Bologna, Genova e Firenze la spesa supera di poco i 200 euro. A Palermo si scende invece a circa 170 euro, mentre il costo è ancora più basso a Pescara, con 154 euro, Catanzaro, con 149 euro, e Napoli, dove servono circa 140 euro.
Sul fronte dei servizi, il divario aumenta ulteriormente: a Milano sono necessari circa 491 euro, contro i 292 euro di Palermo e i 262 euro di Napoli. Anche le singole prestazioni mostrano differenze significative. Per un lavaggio dell’auto si spendono da 8,50 euro ad Ancona fino ai 21 euro di Bolzano. Per una otturazione dal dentista, invece, Palermo risulta tra le città più convenienti: il costo indicato è di circa 71 euro, contro i 176 euro di Aosta.
L’effetto dell’e-commerce sulle città
Il rapporto del Codacons si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione delle abitudini di acquisto, sempre più influenzate dalla crescita del commercio elettronico. Secondo uno studio di Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali e la riduzione dei negozi fisici hanno contribuito a spostare fuori dalle economie locali circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie.
Nello stesso periodo sono scomparse 111mila imprese del commercio al dettaglio, con conseguenze, secondo l’associazione, sui sistemi economici territoriali. Per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici, stima Confesercenti, circa 70 rimangono nel circuito locale attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi, manutenzioni e fiscalità. Quando la stessa spesa viene trasferita sui grandi marketplace internazionali, invece, una quota analoga finisce fuori dal territorio.