Messina: l’uomo scelto dai boss per la pax mafiosa Direttive anche dal carcere e contatti con i politici

«È un’indagine pura, fatta di intercettazioni telefoniche e ambientali e di appostamenti. Questo ci ha permesso di decapitare tre organizzazioni mafiose che si erano organizzate in base ad uno schema quasi federativo. Ciascun clan dirigeva in modo autonomo i propri affari. Ma c’era poi un intermediario scelto dai boss in carcere, che doveva comporre le questioni, nel caso sorgano problemi. Si tratta di Carmelo Ventura, che non era il capo dei clan, ma colui che doveva mantenere l’equilibrio». 

È questa una delle novità emerse dall’operazione Matassa condotta dalla squadra mobile e coordinata dalla Dda, come spiegato dal procuratore capo Guido Lo Forte. Mesi e mesi di indagini hanno permesso di svelare i nuovi assetti mafiosi operanti a Messina. E hanno anche consentito di capire come a garanzia di tutto era stato messo Ventura, garante della pax mafiosa. «Appena scarcerato – sottolinea la gip – dispone di somme che non hanno alcuna corrispondenza nei redditi dichiarati né da lui né da alcuno dei familiari, costituisce uno straordinario riscontro la circostanza che anche durante i periodi di detenzione abbia continuato a gestire gli affari illeciti del clan e a percepire una quota dei proventi illeciti ricavati anche dall’attività degli altri gruppi».

Sono pure i collaboratori di giustizia a spiegare nel dettaglio il ruolo di Ventura. «Benché detenuto fino al 17 novembre 2011 – si legge nell’ordinanza – è riuscito non sono a mantenere, ma ad accrescere il proprio carisma criminale continuando a gestire gli affari illeciti anche durante la sottoposizione a regime carcerario. Ventura controlla e organizza le attività illecite anche degli altri clan occupandosi tra l’altro dei bisogni economici degli affiliati detenuti». Il suo ruolo di intermediatore gli avrebbe permesso anche di continuare a mantenere i contatti con politici locali. Nonostante la sua carcerazione, Ventura avrebbe ottenuto l’aiuto di Giuseppe Capurro, arrestato anche lui nell’operazione Matassa. Secondo gli investigatori, sulla base delle intercettazioni, l’ex consigliere comunale avrebbe dato la sua disponibilità a Ventura per aiutarlo ad aprire un esercizio commerciale.


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