Messina scommette sull’agricoltura sociale: nasce l’Orto Urbano per il rilancio del territorio

Sei ettari per formare, includere e rigenerare. Quelli che si stanno coltivando a Messina sono molto più che ortaggi. Con il primo Orto Urbano Sociale, nato su iniziativa di Slow Food Messina APS, la città sperimenta un nuovo modo di fare comunità: unendo formazione, agricoltura sostenibile e rigenerazione urbana, il progetto mette al centro le persone, coinvolgendole attivamente in ogni fase, dalla semina alla creazione di opportunità lavorative. Non solo un’idea visionaria, ma un concreto lavoro di squadra. Il progetto è il frutto di una collaborazione estesa: accanto a Slow Food Messina, ci sono scuole come l’istituto agrario Cuppari, le fondazioni Horcynus Orca e Me.S.S.In.A., associazioni culturali, ristoranti come Casa e Putia, e soprattutto cittadini, giovani e meno giovani, che stanno riscoprendo il valore del lavoro della terra.

La partecipazione è il cuore pulsante dell’Orto Urbano Sociale. Il progetto ha avviato una selezione di persone interessate a mettersi in gioco, con particolare attenzione a chi si trova in situazioni di fragilità o disoccupazione. I partecipanti intraprendono un percorso formativo articolato: da un lato apprendono competenze tecniche grazie ai docenti dell’istituto agrario e agli agricoltori esperti di Slow Food; dall’altro sviluppano conoscenze gestionali e commerciali con il supporto della fondazione Horcynus Orca. «L’obiettivo – spiega Nino Mostaccio, presidente di Slow Food Messina – è dare strumenti concreti per avviare attività agricole autonome e creare una cooperativa capace di produrre e vendere cibo buono, pulito e giusto. Stiamo piantando semi di cambiamento sociale». In sei ettari di terreno, distribuiti in tre luoghi strategici della città: l’istituto agrario Cuppari, un fondo della fondazione Horcynus Orca allo Sperone e un’area di Forte Petrazza concessa dalla fondazione Me.S.S.In.A.

Spazi che erano parzialmente in disuso, oggi diventano terreno fertile per idee e percorsi di rinascita. Ogni sito ospita attività diverse, ma con lo stesso spirito: coltivare biodiversità, tutelare il suolo, sperimentare tecniche ecologiche e costruire relazioni. L’orto è vissuto come uno spazio aperto, dove si tengono laboratori, eventi, incontri con le scuole e momenti di socialità. Il coinvolgimento non si ferma al campo. I prodotti coltivati nell’orto verranno utilizzati da ristoratori locali come Casa e Putia, creando un circuito virtuoso tra produzione e consumo. Con un modello di economia circolare che promuove il cibo locale, rafforza le filiere etiche e rende il consumatore parte attiva del cambiamento. Se l’Orto Sociale di Messina avrà successo – e i primi segnali sono più che promettenti – potrebbe diventare un modello da replicare in altri quartieri e persino in altri comuni. L’amministrazione è chiamata a cogliere il potenziale del progetto, magari censendo i terreni abbandonati per restituirli alla comunità.


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