Medicina, un nuovo caso per la Guardia di Finanza Studente auto-denuncia esami superati a sua insaputa

Un fortunato errore oppure l’ennesimo caso di compravendita di esami. Succede – di nuovo – al dipartimento di Medicina dell’università di Catania, dove negli scorsi giorni un laureando ha auto-denunciato la presenza nel suo curriculum dell’approvazione di alcune materie di cui non aveva mai sostenuto il test. Così la Guardia di finanza, che in realtà non ha mai abbandonato gli uffici del dipartimento, è tornata a indagare sugli anni precedenti allo scandalo di ottobre 2013. Quando una lettera anonima di alcuni studenti segnala al rettore Giacomo Pignataro la condotta di due colleghi, Francesco La Ferla e Daniele Fiore, responsabili di aver comprato con la complicità di due dipendenti di Unict, Giovanbattista Caruso e Giuseppe Sessa, in totale venti esami per quasi tremila euro dal 2010 al 2013. Un caso ancora in corso nelle aule del tribunale di Catania. «Stiamo avviando tutte le verifiche amministrative che ci competono e predisporremo i necessari interventi, come l’eventuale annullamento delle prove – commenta il rettore Pignataro – Ma sul caso manteniamo il riserbo perché c’è già in corso un’indagine della Guardia di finanza».

Da ottobre 2013, il lavoro nella segreteria del dipartimento di Medicina non è mai ripreso con normalità. Tra la continua presenza dei finanzieri, le pergamene bloccate dei laureati nelle sessioni incriminate, così come tutti i registri, e l’obbligo di vigilare sui documenti sequestrati. Per i dipendenti sembrava non potesse andare peggio. Almeno fino a quanto in segreteria non si presenta uno studente, a cui mancano pochi esami alla laurea, per auto-denunciare una strana apparizione di alcune materie nella sua carriera digitale. Pochi, due o tre esami, che lui stesso racconta di non aver mai sostenuto. E quindi superati a sua insaputa. L’auto-denuncia è stata poi formalizzata con una lettera al rettore e trasmessa per competenza alla Guardia di finanza che, dopo lo scandalo del 2013, sta già indagando anche gli anni precedenti a quelli già sotto inchiesta della procura di Catania.

Anche l’università fa sapere di stare già «predisponendo tutte le verifiche su eventuali episodi riferiti ad anni passati e ricollegabili a questo tipo di pratiche». Dove per pratiche si intende la registrazione di esami mai sostenuti dietro pagamento di un compenso. Le cifre, secondo gli inquirenti, si sarebbero aggirate intorno ai 250 euro a materia, almeno nel caso di Daniele Fiore, lo studente a cui viene contentata la compravendita di un solo insegnamento. Con uno sconto sostanzioso invece nel caso di Francesco La Ferla, accusato di aver pagato 2500 euro per 19 esami truccatiche lo hanno portato alla laurea, poi annullata. I due ragazzi hanno ammesso le loro responsabilità davanti ai magistrati e chiesto il patteggiamento. Insieme a loro, nelle aule del tribunale etneo siedono anche i due dipendenti Giovanbattista Caruso – allora addetto alla segreteria di Medicina, poi trasferito alla tipografia universitaria – e Giuseppe Sessa che li avrebbero aiutati e ai quali vengono contestati i reati di falso in atto pubblico, corruzione ed accesso abusivo al sistema informatico dell’università. Per loro il pubblico ministero Lina Trovato ha chiesto sei anni di carcere.


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Dopo lo scandalo di ottobre 2013 - quando due allievi hanno comprato 19 materie con la complicità di due dipendenti di Unict oggi a processo -, un laureando segnala l'anomalia di alcun prove mai sostenute ma che risultano registrate nella sua carriera digitale. «Stiamo avviando tutte le verifiche amministrative che ci competono», commenta il rettore Giacomo Pignataro

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