Medicina: esami falsi, impiegato ai domiciliari Per la Cassazione è ancora pericoloso

Resta agli arresti domiciliari Giovambattista Luigi Caruso, uno dei due dipendenti dell’Università di Catania che ha falsificato gli statini di due studenti del corso di Medicina, vendendo gli esami, in totale 20, al prezzo di 250 euro per prova. La Cassazione ha respinto il ricorso della difesa del 28enne impiegato, addetto all’ufficio di segreteria, dopo che anche il tribunale del Riesame aveva confermato la misura cautelare chiesta dalla Procura di Catania lo scorso dicembre.

La vicenda ha inizio nell’ottobre scorso, quando il rettore Giacomo Pignataro annulla una laurea, a seguito di una lettera anonima inviata da alcuni studenti di Medicina. La missiva denunciava il caso di un ragazzo, arrivato al traguardo ambito senza aver sostenuto 17 esami. Pignataro effettua una prima verifica, capisce che la segnalazione è fondata, quindi annulla la laurea e affida tutto alla Procura della Repubblica. Le indagini degli inquirenti confermano quanto denunciato nella lettera: gli studenti che hanno comprato gli esami sono due. Francesco F, figlio di un medico della provincia di Siracusa e Daniele D. Il primo ha falsificato 19 esami, il secondo uno soltanto. Entrambi si sono avvalsi dello stesso metodo: gli studenti si sarebbero rivolti a Giuseppe Sessa, dipendente e autista 27enne del dipartimento di Medicina, indicando la materia e pagando i 250 euro. Quest’ultimo avrebbe girato la richiesta a Caruso che, con le proprie credenziali, accedeva al Centro elettronico d’ateneo, per modificare le carriere accademiche. Per non farsi scoprire le registrazioni avvenivano in coincidenza con le sessioni di laurea.

A dicembre i due studenti sono stati ufficialmente indagati, mentre per i due dipendenti sono scattati gli arresti domiciliari. Confermati oggi per Caruso dalla Cassazione, secondo cui «chi commette questo tipo di imbrogli dietro compenso è una persona di qualificata pericolosità che merita la misura cautelare degli arresti domiciliari per via del suo inserimento nel contesto universitario e della reiterazione delle finte attestazioni per diverso periodo di tempo». In particolare l’addetto all’ufficio di segreteria deve rispondere dell’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, falsità ideologica su documenti informatici, accesso abusivo ad un sistema informatico e falsità ideologica commessa da terzi per errore determinato dall’altrui inganno. Quest’ultimo reato fa riferimento ai professori che hanno convalidato, a loro insaputa, le materie. I docenti sono stati infatti considerati «autori immediati, ma in buona fede del falso ideologico».


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La suprema Corte respinge il ricorso della difesa e conferma la misura cautelare, dando ragione al Tribunale del Riesame. «E' una persona di qualificata pericolosità per via del suo inserimento nel contesto universitario e della reiterazione delle finte attestazioni», scrivono i giudici. Il dipendente, con l'aiuto di un collega, ha venduto 20 esami a due studenti attualmente indagati

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