Mazara, porto al buio. Comune vuole riaccendere le luci Stop dalla Regione: «Sono nostri ma non abbiamo soldi»

I lampioni del porto spenti a Mazara del Vallo sono al centro di una paradossale vicenda che coinvolge il Comune del Trapanese e l’amministrazione regionale. Il primo vorrebbe ripararli e sarebbe pronto a metterci i soldi. Ma da Palermo arriva il no, perché quegli impianti di illuminazione pubblica sono di proprietà della Regione e solo l’ente regionale se ne può occupare. Così la burocrazia fa restare al buio i mazaresi.

Da mesi, infatti, le luci del Porto Nuovo, del piazzale Giovan Battista Quinci e della banchina Ducezio, sono spente. «Ci è stato comunicato – spiega il sindaco Nicola Cristaldi – che questi impianti, costituendo patrimonio Regionale, non possono essere ceduti a terzi. Ciò che è ancora più paradossale e che rende la vicenda tragicomica è che non solo la Regione ci impedisce di provvedere noi alla riparazione, ma ci preannuncia che neanche loro possono farlo».

I problemi per Palermo sono di natura economica. Proprio in questi giorni è in discussione – tra le proteste di lavoratori, sindacati e forze politiche – la finanziaria del 2015 e il bilancio, in cui sono previsti tagli per 200 milioni di euro. «Ci hanno comunicato – spiega il primo cittadino di Mazara – che per il corrente esercizio finanziario 2015, il capitolo di spesa del Bilancio non dispone di dotazione finanziaria sufficiente a gestire la manutenzione dei porti di tutta la Regione». «Come dicono dalle nostre parti non fanno, né lasciano fare», sentenzia l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Vito Vassallo.

Solo che quello di Mazara non è certamente un porto qualsiasi, vantando la flotta di pescherecci e mercantili più numerosa dell’Isola. «Quello della pubblica illuminazione dei porti e delle banchine – sottolinea il sindaco Cristaldi – è un’ulteriore prova dell’incapacità del governo regionale di garantire i servizi minimi di sicurezza in uno dei porti più importanti della Sicilia, certamente il porto peschereccio più importante d’Italia. Trovo assurdo che la Regione, non solo ci neghi la possibilità di intervenire a nostre spese, ma al tempo stesso ci comunichi di non poter provvedere per mancanza di fondi».


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