Mazara, fermato peschereccio a largo della Libia Affiancato da miliziani armati, attivata la Farnesina

«Il peschereccio si trovava nelle acque internazionali, le autorità libiche erano all’oscuro di tutto». Non nasconde l’apprensione il presidente del Distretto della pesca e crescita blu, Giovanni Tumbiolo, dopo la conferma del fermo, avvenuto questa mattina, di un motopesca nell’area antistante le acque territoriali libiche. Il Ghibli I, questo il nome dell’imbarcazione, si trovava a circa 25 miglia a nord nord-est dalla zona di Bomba, non distante da Tobruk, quando sarebbe stato affiancato da un natante con a bordo miliziani armati

Sul motopesca si trovava, oltre al comandante Faro Li Cavoli, sei persone, tre italiani e tre tunisini. I miliziani hanno obbligato l’imbarcazione a seguirli e i due natanti hanno attraccato a Ras al Helal, uno dei porti della costa nordafricana. «Si tratta di una modalità inusuale», commenta Tumbiolo.

A seguire la vicenda è anche l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici, che, stando a quanto riportato da Ansa, ha chiesto «alle autorità militari di intervenire con mezzi navali ed aerei per scongiurare il pericolo di un sequestro in una zona considerata pericolosa». In tal senso, sono stati avviati contatti con il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola. Commenta l’accaduto anche il sindaco di Mazara del Vallo, Nicola Cristaldi: «Si ripete il triste rituale dei sequestri di natanti mazaresi in navigazione nel Canale di Sicilia. Ci auguriamo che vengano assicurate le adeguate assistenze ai nostri marittimi e che possano rientrare subito dalle loro famiglie».

Il Ghiblia novembre era stato sequestrato dalle autorità egiziane, che soltanto dopo l’intervento diplomatico del governo italiano avevano deciso di lasciare ripartire l’imbarcazione verso la Sicilia. In quella occasione era stato fermato anche il peschereccio Giulia Pg. A metà aprile, invece, era stato bloccato da una motovedetta con a bordo militari di Tripoli. Anche in quel caso è stato necessario l’intervento della marina militare che, a detta di Tumbiolo, avrebbe evitato un atto di pirateria.


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