Agrigento Capitale della Cultura, Mattarella: «Il valore di questa terra sta nella pluralità»

«Nulla più di questa terra, è testimone del valore del succedersi delle civiltà». Si riassume in queste parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di inaugurazione di Agrigento Capitale della Cultura italiana 2025 il senso del riconoscimento per la città dei templi. Superate le polemiche per gli errori grammaticali nei cartelli e risolti i problemi della pioggia all’interno del teatro Pirandello, questa mattina il capo dello Stato era in prima fila. Assente alla presentazione del programma qualche giorno fa a Roma, presente era oggi anche il presidente della Regione Renato Schifani. Accanto anche il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè. «Uno degli intenti per Agrigento, in questo 2025, è non essere soltanto lo spettacolare palcoscenico della Capitale della Cultura, ma di costituire sollecitazione e spinta per tante altre realtà italiane», ha detto Mattarella rivolgendo un saluto anche agli abitanti di Lampedusa «che le ferite del nostro tempo hanno reso avanguardia della civiltà europea».

Un lungo discorso quello del presidente della Repubblica che ha avuto al centro «natura, storia e cultura, che sono elementi del nostro patrimonio genetico. La ricchezza del nostro Paese – ha sottolineato – sta nella sua pluralità, nelle sue preziose diversità», ricordando però anche che le «risorse inestimabili rischiano di deperire senza cura adeguata». Un discorso in cui Mattarella ha citato il filosofo agrigentino Empedocle, ma anche Pirandello e Camilleri. «Per Empedocle, l’unità degli elementi era la scintilla della nascita di ogni cosa, la separazione invece era causa di morte». Un rimando al logo della manifestazione, «un simbolo che ripropone la necessità di ricomporre, rigenerare coesione, di procedere insieme. La percezione del bene comune – ha aggiunto il presidente della Repubblica – è cultura. É cultura il sapere di chi è aperto alla conoscenza del mondo, di chi ha sete di conoscere altri uomini, di chi sa che la vita è frutto dell’incontro».

C’è stato spazio poi anche per un omaggio da parte del capo dello Stato a due scrittori siciliani, Luigi Pirandello e Andrea Camilleri. «Con la sua sagacia, con la sua ironia, con le sue maschere, con la sua capacità di scavare nell’animo umano, un posto d’onore quest’anno spetta a Pirandello», ha detto Mattarella ricordando che «viviamo un tempo in cui tutto sembra comprimersi ed esaurirsi sull’istante del presente. La tecnologia – ha sostenuto – pretende, talvolta, di monopolizzare il pensiero piuttosto che porsi al servizio della conoscenza. La cultura, al contrario, è ribellarsi a ogni compressione del nostro umanesimo. Ad Agrigento, in Sicilia e in tutto il nostro Paese – ha detto ancora Mattarella – guardiamo con speranza a questo anno da vivere insieme con la voglia di accogliere, di conoscere, di dialogare, di compiere un percorso affascinante in compagnia degli uni degli altri». E per concludere il proprio discorso, il capo dello Stato ha preso in prestito le parole del poeta Thomas Eliot: «”Se smettiamo di credere al futuro, il passato cesserà di essere il nostro passato: diventerà il passato di una civiltà estinta“. Ricordare è fondamentale ma la storia è levatrice dell’avvenire. Il tema decisivo – ha concluso Mattarella – è come fare diventare la conoscenza, l’arte e la cultura, un bene comune, un patrimonio condiviso e una risorsa sociale».


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