Nuovi scavi archeologici, nuove sorprese dal passato: al parco archeologico Lilibeo di Marsala riaffiora un mosaico. Merito di una nuova campagna di scavi che ha interessato il mese scorso e continuerà per tutto il mese di giugno. L’indagine archeologica viene condotta nell’ambito del progetto di ricerca Da Lilibeo a Marsala: archeologia dei paesaggi urbani tra […]
Foto di Parco archeologico Lilibeo
Marsala, al parco archeologico Lilibeo riemerge un mosaico romano imperiale
Nuovi scavi archeologici, nuove sorprese dal passato: al parco archeologico Lilibeo di Marsala riaffiora un mosaico. Merito di una nuova campagna di scavi che ha interessato il mese scorso e continuerà per tutto il mese di giugno. L’indagine archeologica viene condotta nell’ambito del progetto di ricerca Da Lilibeo a Marsala: archeologia dei paesaggi urbani tra epoca bizantina, islamica e normanna. E vede la presenza agli scavi dell’istituto di ricerca Csic di Granada, in Spagna. A dirigere il progetto è Angelo Castrorao Barba, con la collaborazione scientifica di Filippo Pisciotta e Roberto Miccichè.
Alla ricerca di un momento storico inedito
Il progetto è partito dallo studio preliminare dei materiali provenienti dagli scavi nell’area di Capo Boeo degli anni ’60 e ’70. Per poi individuare, come area di interesse, quella vicina alla casa della Venatio, con memorie bizantine databili tra settimo e ottavo secolo dopo Cristi. Oltre ad alcuni reperti successivi. Le indagini archeologiche si sono quindi concentrate nel settore del parco Lilibeo non distante dall’ipotetico tracciato delle fortificazioni medievali. L’obiettivo è fare riemergere le testimonianze di un momento importante della storia di Marsala e ancora piuttosto inedito. Quello in cui, tra distruzioni e cambiamenti di destinazione d’uso degli spazi urbani, la stessa città ha mutato il suo nome da Lilybaeum in Marsa Alì.
La campagna di scavi del parco Lilibeo

Allo stesso tempo, sul sito insiste un’altra campagna di scavo avviata dalla direzione del parco Lilibeo e diretta da Maria Grazia Griffo, in collaborazione con la cooperativa ArcheOfficina. Che punta rimettere in luce la casa tardo romana, solo in parte scavata nel 1972, e soprattutto i suoi interessanti pavimenti. «La ripresa delle attività di scavo nell’area di Capo Boeo è frutto di una ricerca mirata, con la collaborazione con la Escuela di Granada ma anche in continuità alla storia di questo Parco – afferma la direttrice Anna Occhipinti -. Oggi si concretizza il desiderio di Maria Luisa Famà, la prima direttrice, di rimettere in luce la casa della Venatio».
Il pavimento riscoperto
E a vedere la luce è proprio il pavimento a mosaico con scene di caccia. Di origine romano imperiale, realizzato con colorate tessere nero, blu, azzurro, rosso, giallo ocra e marrone. Un’immagine raffigurata tra due eleganti cornici: una esterna e una interna, intercalate a tessere bianche. La venatio – la caccia, appunto – è raffigurata su due livelli: nella parte superiore un uomo, con tunica e alti calzari, sta cacciando un cervo – purtroppo monco per mancanza di alcune tessere -, preceduto da un cane in corsa. In basso, invece, si ammira un cacciatore a cavallo, che punta la lancia contro un leone a terra e sanguinante per il colpo ricevuto. Manca, purtroppo, il lato destro della scena: non scavato nel 1972 e sul quale si sovrappongono ulteriori livelli di pavimento. Sarà rimesso in luce in una prossima campagna di scavi.
La restituzione alla città e ai visitatori
Poche risorse, quasi del tutto interne, per restituire queste testimonianze a cittadini e visitatori. «Vogliamo valorizzare questo pregevole esempio di arte musiva inserendolo all’interno dei percorsi di visita, per restituire alla città una preziosa testimonianza della sua storia», continua la direttrice. Le attività, annuncia, continueranno anche nei prossimi mesi. A settembre prenderanno avvio – con fondi proprio del Parco – nuovi scavi alla Plateia Aelia, da poco valorizzata con un importante intervento di illuminazione, finanziato dalla Regione Siciliana. In un percorso di ricerca, tutela e valorizzazione del parco Lilibeo, «nella convinzione che la conoscenza e la condivisione del patrimonio archeologico – conclude Occhipinti – siano il modo migliore per restituire memoria e futuro a questo straordinario luogo».