Il Mediterraneo cambia volto e la Sicilia se ne accorge per prima. Tra correnti sempre più calde e rotte marittime globali, il mare che bagna l’Isola diventa porta d’ingresso di specie aliene che fino a pochi anni fa appartenevano ad altri oceani. L’ultimo segnale arriva da Favignana, dove è stata avvistata la cosiddetta Caravella Portoghese, […]
Foto archivio Loretta Alpi su Facebook
Il mare della Sicilia cambia pelle: tra specie aliene e nuovi rischi per i bagnanti
Il Mediterraneo cambia volto e la Sicilia se ne accorge per prima. Tra correnti sempre più calde e rotte marittime globali, il mare che bagna l’Isola diventa porta d’ingresso di specie aliene che fino a pochi anni fa appartenevano ad altri oceani. L’ultimo segnale arriva da Favignana, dove è stata avvistata la cosiddetta Caravella Portoghese, organismo marino tra i più temuti per la sua pericolosità.
I cambiamenti climatici sono ormai in atto da tempo. Il Mar Mediterraneo, attraverso le sue due bocche d’ingresso – lo Stretto di Gibilterra a ovest e il Canale di Suez a est – può favorire l’arrivo di specie animali non appartenenti al naturale habitat marino. Una di queste è proprio la Caravella Portoghese. Originaria degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano, vive prevalentemente in acque tropicali e subtropicali. Non è una medusa, come spesso viene definita erroneamente, ma una colonia di organismi specializzati che vivono in simbiosi e funzionano come un unico essere vivente.
L’avvistamento nelle acque di Favignana
L’ultimo avvistamento è avvenuto nelle acque di Favignana, segnalato da un cittadino all’Area marina protetta locale, che ha immediatamente allertato l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). La Caravella è un predatore marino che si nutre di piccoli pesci e plancton grazie ai suoi lunghi tentacoli, sui quali si trovano le cosiddette nematocisti: cellule urticanti microscopiche che rilasciano diversi tipi di veleno, capaci di provocare infiammazioni e dolori intensi, letali per la fauna marina. I tentacoli possono raggiungere lunghezze eccezionali, superiori ai dieci metri.
Galleggia in superficie grazie allo pneumatoforo, una sacca trasparente piena di gas che ricorda la forma di una vela e da cui deriva il suo nome. Si sposta trasportata da venti e correnti marine. I suoi tentacoli restano pericolosi anche se staccati dal corpo, mantenendo la loro tossicità per giorni. Il contatto provoca forte dolore e infiammazioni prolungate; in casi più rari possono verificarsi complicazioni gravi.
Le indagini e la sicurezza dei bagnanti
L’Area marina protetta ha avviato, insieme ai ricercatori di Ispra, le procedure di recupero e conservazione per le analisi scientifiche. L’Istituto segnala che la specie è facilmente riconoscibile ed è fondamentale evitarne il contatto, invitando a comunicare eventuali avvistamenti tramite e-mail dedicata, corredati da foto o video. In vista della prossima stagione balneare, si profila un ulteriore problema ambientale e un potenziale pericolo naturale che, complice la progressiva tropicalizzazione del Mediterraneo, potrebbe incidere sulla sicurezza dei bagnanti.
La Caravella Portoghese non è però un caso isolato. Nel 2017, sempre secondo Ispra, nelle Isole Pelagie fu identificata la Bavosa dalla bocca rossa, probabilmente giunta attraverso il trasporto navale, uno dei principali vettori di diffusione delle specie aliene negli ecosistemi marini.
Nel 2024 l’Istituto ha pubblicato un volume dedicato alle principali anomalie ambientali riscontrate in mare: dalle praterie di alghe Caulerpa a grappoli, capaci di raggiungere i 30 centimetri di altezza, alla cosiddetta medusa capovolta, che vive in acque basse e calme poggiata sul fondo con i tentacoli rivolti verso l’alto. E ancora la medusa a pois, quella nomade, la lepre di mare dagli anelli, il granchio crocifisso – con la caratteristica striatura biancastra centrale – fino al più noto granchio blu. Segnali evidenti di una biodiversità mediterranea in rapida evoluzione, specchio dei cambiamenti climatici e delle nuove dinamiche ambientali che interessano, sempre più da vicino, anche la Sicilia.