A Palermo la mobilità sostenibile procede a velocità diverse a seconda dei quartieri. È quanto emerge dal report ZTL – Zone a Transizione Limitata, realizzato da Kyoto Club e Clean Cities Campaign Italia nell’ambito dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile. L’analisi, che prende in esame otto grandi città italiane tra cui il capoluogo siciliano, fotografa per la […]
Dalla Ztl alle periferie isolate: la mappa delle disuguaglianze della mobilità a Palermo
A Palermo la mobilità sostenibile procede a velocità diverse a seconda dei quartieri. È quanto emerge dal report ZTL – Zone a Transizione Limitata, realizzato da Kyoto Club e Clean Cities Campaign Italia nell’ambito dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile. L’analisi, che prende in esame otto grandi città italiane tra cui il capoluogo siciliano, fotografa per la prima volta i divari interni alle aree urbane utilizzando come unità di riferimento i codici di avviamento postale. Incrociando dati su trasporto pubblico, piste ciclabili, aree pedonali, livelli di motorizzazione privata e indicatori socioeconomici, lo studio mostra come anche a Palermo la transizione verso una mobilità più sostenibile non sia omogenea, con zone più avanzate e altre che restano indietro. Una mappa dettagliata che consente di individuare dove intervenire per ridurre le disuguaglianze urbane e rendere più equo l’accesso ai servizi di mobilità.
Palermo e la mobilità? «É la città simbolo delle contraddizioni»
Palermo nel rapporto viene bollata come «la città simbolo delle contraddizioni urbane» a causa delle sue «diseguaglianze sociali, ambientali e territoriali». L’indice sintetico sulla mobilità sostenibile indica la zona centrale come quella con il maggior punteggio. Sotto i dieci punti si collocano Palazzo Reale, Bandita e Bellolampo-Borgo Nuovo. Una città sostanzialmente spezzata dove l’area centrale concentra la maggior parte dei servizi, dalle aree pedonali alla rete di trasporto pubblico. Mentre la periferia vive «una condizione di isolamento funzionale e sociale». Ci sono poi le diseguaglianze di reddito. Chi vive nell’area di Mondello ha un reddito pro-capite, in media, di 35mila euro mentre non si arriva a 10mila euro l’anno per chi popola le zone Oreto e stazione centrale. Prova che «la sostenibilità non è un bene distribuito equamente, ma segue la geografia della ricchezza». A simbolo della diseguaglianza di Palermo c’è l’automobile. Con oltre 700 auto ogni 100 abitanti in media. Ci sono però punte di 998 auto ogni mille abitanti nelle zone Matteotti e Bandita.
Troppe automobili e assenza di visione politica
In generale il capoluogo siciliano, così come Catania, si colloca tra le città più motorizzate d’Italia. C’è da aggiungere che il 70 per cento delle macchine è fatto da veicoli Euro 4 o inferiori «segno di una transizione ambientale ancora lontana e di una vulnerabilità economica che limita l’accesso alle nuove tecnologie pulite», spiega il rapporto. A Palermo la rete ciclabile rimane marginale. Assente in due terzi delle zone con una unica significativa eccezione a Boccadifalco dove raggiunge i 10 chilometri ogni 10mila abitanti, in linea con gli standard europei. Male anche per quanto riguarda il trasporto pubblico. «La linea di superficie e tram – si legge – non riesce ancora a garantire tempi certi e copertura adeguata, soprattutto nelle zone periferiche, dove l’uso dell’auto è praticamente obbligatorio». Stando al rapporto, nonostante i risultati, negli ultimi anni Palermo «ha compiuto comunque dei passi in avanti» con l’avvio del progetto Ztl ambientale, le nuove aree pedonali e i percorsi ciclabili costieri. «Ma la transizione ecologica della città non può fermarsi alla dimensione tecnica – conclude il rapporto dedicato al capoluogo siciliano – Serve una visione politica che riconosca la mobilità come leva di giustizia climatica».