Mafia, processo Colomba: condanne per 400 anni  Supermercato della droga gestito in «modo militare»

«Condanne severissime». Due parole per riassumere l’esito del processo di primo grado in abbreviato scaturito dall’operazione Colomba. Sono quelle che hanno pronunciato un po’ tutti gli avvocati dei numerosi imputati per commentare la lettura del dispositivo da parte della giudice Francesca Cercone nell’aula del carcere di Bicocca. Il sistema accusatorio, guidato dai magistrati Pasquale Pacifico e Assunta Musella, ha portato alla condanna complessiva a 400 anni di carcere, mentre le richieste erano arrivate in totale a 437. Le accuse contestate a vario titolo erano quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione illegale e occultamento di armi.

Il supermercato della droga aveva un’organizzazione «di tipo militare». Tra le strade del quartiere San Cristoforo in via Vinciguerra era stata predisposta un’abitazione utilizzata come base logistica. Lo stupefacente veniva smerciato da una rete di pusher controllati quotidianamente da un gruppo di vedette «in movimento» capaci di spostarsi velocemente tra via Mirabella, via Colomba, via delle Calcare e via Geremia. Il perimetro veniva inoltre controllato da alcuni membri con postazione fisse. 

A raccontare agli inquirenti i dettagli sull’organizzazione della piazza di spaccio sono stati sopratutto i collaboratori di giustizia. Il nome che ricorre con maggiore frequenza nelle pagine dei verbali d’interrogatorio è quello del presunto capo, Giovanni Crisafulli detto u Tuccu. Un giovane e rampante boss con un cognome che conta. Il padre è il capomafia del clan Cappello Franco Cacazza condannato in via definitiva nel processo Revenge ma anche per l’omicidio di Nico Lo Faro del clan dei Cursoti avvenuto il 4 maggio del 2009. Il business della droga smantellato dagli inquirenti, secondo le stime, avrebbe fruttato circa 20mila euro al giorno. Una montagna di banconote che in parte venivano utilizzate per sostenere economicamente la detenzione proprio di Crisafulli senior, a cui venivano mandati 1500 euro ogni settimana, e di Michele Vinciguerra u cardunaru. Per lui lo stipendio sarebbe stato di 500 euro ogni sette giorni. Una coesistenza «quotidiana», la definirono gli investigatori, quella tra spacciatori e abitanti del quartiere. Mantenuta intatta e senza intromissioni probabilmente per il timore di ritorsioni. Nei video registrati dalle telecamere nascoste vengono immortalati uomini anziani ma anche numerosi bambini che assistono al passaggio delle stecchette. 

Il canale utilizzato per il rifornimenti di marijuana, secondo il pentito Gaetano D’Aquino, era quello dei fratelli Nizza di Librino. Trafficanti di droga esperti che già all’epoca dei fatti potevano contare su una tradizione familiare consolidata nel settore. Uno di loro, Fabrizio, dall’inizio di quest’anno ha scelto di parlare con i magistrati della procura di Catania svelando il business della droga ai piedi dell’Etna. Una gestione monopolistica che per molto tempo ha coinvolto anche i fratelli Daniele e Andrea Luca. Quest’ultimo, attualmente latitante e indiziato anche per aver compiuto l’omicidio di Lorenzo Saitta, potrebbe essere il nuovo gestore del fumo

Le condanne: Crisafulli Giovanni detto U turcu (18 anni), Crisafulli Carmelo (18 anni), Alì Salvatore detto Turi alivu (12 anni e 2 mesi), Crisafulli Filippo (18 anni), Crisafulli Giuseppe (10 anni e 2 mesi), Denaro Bruno (8 anni e 10 mesi), Di Benedetto Antonino (11 anni e 20 giorni), Di Martino Giovanni (9 anni e 11 mesi), Di Mauro Agatino (8 anni e 8 mesi), Di Mauro Concetto (9 anni e 4 mesi), Di Mauro Giuseppe ’86 (9 anni e 4 mesi), Di Mauro Giuseppe ’89 (8 anni e 8 mesi), Di Mauro Vincenzo (9 anni e 4 mesi), D’Ignoti Parenti Alfio (9 anni e 6 mesi), Flora Salvatore (10 anni), Gagliano Daniele (8 anni e 10 mesi), Greco Andrea (12 anni e 2 mesi), Laudani Davide detto gambalunga (9 anni e 6 mesi), Lopis Manuele (10 anni e 8 mesi), Margherella Mario (12 anni), Mascali Salvatore (8 anni e 2 mesi), Maugeri Alfio Mirko (8 anni e 2 mesi), Maugeri Francesco (8 anni e 2 mesi), Monteforte Gaetano (15 anni e 8 mesi), Moschella Gaetano (12 anni e 2 mesi),Munzone Giovanni (9 anni e 4 mesi), Nicolosi Luigi (11 anni e 8 mesi), Pacifico Sergio Orazio (8 anni e 2 mesi), Pantellaro Vincenzo (2 anni e 8 mesi), Palla Filippo Antonio (2 anni), Pastura Maria Grazia (8 anni e 2 mesi), Ruscica Mario (11 anni e 6 mesi),Tiplica Fortunato (9 anni e 8 mesi), Toscano Orazio (8 anni e 8 mesi), Urzì Filippo Agatino (10 anni e 8 mesi), Venuto Gaetano (9 anni e 4 mesi),Vinciguerra Massimo (20 anni), Viscuso Sebastiano (11 anni 8 mesi e 20 giorni).


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La piazza di spaccio nel quartiere di San Cristoforo sarebbe stata gestita da Giovanni Crisafulli u Tuccu con la complicità di una rete organizzata di vedette e pusher. Gli incassi fruttavano giornalmente circa 20mila euro con turni organizzati in fasce orarie

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