Mafia a Paternò, dal ferimento alla vendetta a colpi di pistola: 5 arresti nel clan Assinnata

Un ferimento che aveva portato a un’escalation di violenza e vendetta. È quello ricostruito dalla direzione distrettuale antimafia di Catania, in un’indagine-lampo: tre mesi di approfondimento – da settembre a dicembre 2025 – che hanno portato a cinque indagati per tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi. Reati aggravati dal metodo mafioso. Culminata oggi con un’operazione per eseguire le ordinanze di custodia cautelare in carcere che ha impegnato circa 50 carabinieri.

L’origine dell’inchiesta

L’inchiesta nasce dal ferimento del 20 agosto a Paternò, nel Catanese, di Michele Gabriele Giacoponello. Figlio di Andrea Giacoponello, considerato un elemento di spicco del clan Assinnata di Paternò – legato alla famiglia Santapaola-Ercolano – e cognato del boss Salvatore Assinnata. Per quell’episodio, in apparenza dovuto a futili motivi, era stato già arrestato a novembre Alberto Forte. Ma la questione non si era chiusa lì. Dando vita a un piano di vendetta ricostruito dai magistrati.

La ritorsione di ottobre

È il 1 ottobre 2025 quando i cinque indagati, guidati – secondo l’accusa – proprio da Andrea Giacoponello, in teoria ai domiciliari, si presentano all’officina gestita dal padre di Forte. Armati: uno di pistola e un altro con una mazza. Lì vengono esposi tre colpi contro l’uomo, colpendolo alla mano sinistra. Un chiaro piano di vendetta per il ferimento di Michele Gabriele Giacoponello, come dimostrato anche dalle intercettazioni dopo l’episodio di agosto. A essere ascoltato era anche Forte che, raccontando a un amico dell’agguato patito, spiegava di aver reagito con prontezza, sparando a sua volta. Una versione mai denunciata, ma riscontrata da un referto medico dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove Forte senior si è recato per essere curato, inventando un incidente stradale.

Le immagini della videosorveglianza

Ed è ancora una volta dalle intercettazioni che gli inquirenti acquisiscono un’informazione preziosa: la presenza di un sistema di videosorveglianza nell’officina di Forte, che avrebbe quindi ripreso l’attentato. È così che, a novembre, quando i militari vanno ad arrestare il figlio Alberto per il primo ferimento, acquisiscono anche i filmati. Ricostruendo il ruolo di ciascuno degli indagati.

Gli indagati

A essere accusati di aver fatto parte del vendicativo commando, all’interno di un contesto mafioso, sono cinque uomini, tutti di Paternò, raggiunti oggi dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere:

  • Andrea Giacoponello (classe 1972)
  • Giorgio Castorina (classe 1994)
  • Vincenzo Di Mauro (classe 1983)
  • Antonio Di Cavolo (classe 1983)
  • Giuseppe Romeo (classe 1980)


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