Mafia, duro colpo al clan di Messina Denaro Sequestro da 18,5 milioni a 2 uomini vicini al boss

I destinatari del sequestro sono l’imprenditore Salvatore Angelo e del presunto mafioso Antonino Nastasi già condannati nell’ambito dell’operazione Mandamento, per associazione a delinquere di tipo mafioso e fittizia intestazione di beni (Nastasi già condannato anche per  omicidio, e indicato  da alcuni pentiti come il proprietario del terreno usato nel ’93 per nascondere l’esplosivo usato nelle stragi di Roma, Firenze e Milano) e riguarda otto beni aziendali, 132 beni immobili, sette veicoli e 22 tra rapporti bancari e finanziari per un valore complessivo di 18,5 milioni di euro. 

Il provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani, richiesto dal pool coordinato dal procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Palermo Teresa Principato, scaturisce dagli sviluppi investigativi sulla caccia al superlatitante che, dopo aver portato all’arresto degli esponenti di vertice del mandamento di Castelvetrano, hanno individuato l’ingente patrimonio accumulato dagli esponenti ritenuti vicini al boss.

Un nuovo colpo al patrimonio del clan mafioso di Castelvetrano (Trapani) capeggiato dal boss latitante Matteo Messina Denaro. L’intervento, che ha interessato la provincia di Trapani, ed in particolare i comuni di Castelvetrano, Castellammare del Golfo, Salemi e Mazara del vallo. Dell’indagine patrimoniale è emerso che l’organizzazione capeggiata da Messina Denaro sarebbe stata in grado di intervenire nell’esecuzione di importanti lavori nel settore delle energie rinnovabili, con una fitta rete di società controllate, in modo diretto e indiretto, dall’imprenditore Salvatore Angelo di Salemi. Quest’ultimo è risultato essere, secondo gli investigatori, la pedina fondamentale intorno alla quale ruotava il sistema societario con cui il clan si sarebbe infiltrato, in particolare, nei progetti di realizzazione dei parchi eolici di San Calogero di Sciacca (Ag), Eufemia di Santa Margherita Belice (Ag) e Contessa Entellina (Pa). Attraverso accertamenti bancari è stato possibile riscontrare come una percentuale dei proventi venisse destinata all’associazione mafiosa, e un’altra parte al sostentamento della latitanza del boss.

Il provvedimento a carico di Salvatore Angelo e del figlio Andrea comprende cinque imprese che operano nei settori agricolo ed edile, l’intero compendio aziendale della Salemitana calcestruzzi s.r.l., la società Spamepharma srl, attiva nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici, oltre a numerosi immobili e conti correnti.


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