Mafia, arrestato in Romania il latitante Vito Bigione Boss del narcotraffico, era tra i primi trenta ricercati

È stato arrestato in Romania il latitante trapanese Vito Bigione, detto il commercialista, condannato per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti. Era inserito tra i primi trenta della lista dei ricercati più pericolosi in Italia, per via del suo ruolo di mediatore nell’importazione di enormi carici di droga dal Sudamerica e dalla Namibia, dove si era trasferito e aveva avviato fiorenti attività economiche, verso l’Italia. A mettergli le manette sono stati gli uomini della squadra mobile di Trapani e del servizio centrale operativo della polizia di Roma. 

Bigione, originario di Mazara del Vallo, è considerato uomo a servizio della famiglia mafiosa Agate, vicina a quella dei Messina Denaro. «Io ci sono sempre stato… Mi sono fatto il contorno e tutte cose», diceva nel settembre del 2017, intercettato dai carabinieri, qualche mese prima di essere condannato dalla Cassazione a 15 anni di carcere. Ma Bigione nel frattempo si era volatilizzato. 

L’uomo originario di Mazara del Vallo dopo nove anni di latitanza era stato arrestato a Caracas nel 2004, ma poi ha fatto nuovamente perdere le sue tracce. Era libero per scadenza dei termini quando lo scorso agosto fa la Corte di Cassazione lo ha condannato definitivamente. La prima denuncia per traffico di stupefacenti risale al 1995 ma pochi mesi dopo si trasferisce in Africa, in Namibia, dove avvia attività imprenditoriali come armatore e gestore di locali. 

Coinvolto nell’operazione antimafia Igres, della Procura di Reggio Calabria, è stato poi condannato al culmine del processo scaturito da questa indagine. L’ultima sua traccia è del 2017, quando viene intercettato mentre parla con Dario Messina, una delle persone arrestate nell’operazione Anno Zero della Dda di Palermo contro la rete di fiancheggiatori di Messina Denaro. Secondo quanto emerso dalle recenti indagini, Bigione sarebbe tornato a occuparsi degli equilibri mafiosi locali e non avrebbe nascosto l’ambizione di prendere il posto ricoperto fino a luglio 2017 da Vito Gondola, capo della famiglia mazarese morto per cause naturali. «Ora, una volta che non c’e piu sto cristiano, per dire, cos’e che dobbiamo fare? Noi parlavamo di questo in campagna».


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Condannato a 15 anni di carcere per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti, ha avviato importanti attività imprenditoriali in Namibia. Nelle ultime intercettazioni mostrava interesse a prendere il posto di Vito Gondola come boss di Mazara

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