Dietro la pedopornografia una nuova criminalità organizzata. Don Di Noto: «Per molti è solo un tabù sessuale»

«Non siamo solo quelli che segnalano i siti di pedopornografia, siamo soprattutto quelli che aiutano le persone più fragili e i bambini». Da più di trent’anni don Fortunato Di Noto, sacerdote di Avola (in provincia di Siracusa), ha dato vita all’associazione Meter per il contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia. Nelle periferie digitali ci sono le radici della sua missione che dà i propri frutti nel centro di ascolto per l’accoglienza delle vittime di abuso e delle situazioni di fragilità a Pachino, sempre nel Siracusano. Lì, nel polo formativo ed educativo nato nel 2017, ieri è stato presentato il report annuale 2022 sul Fenomeno sottaciuto con numeri inquantificabili. Alcuni, però, Meter è riuscita a quantificarli: nel solo anno passato, il centro di ascolto ha accolto 194 richieste per tutelare i minori. Di queste 141 arrivate dalla Sicilia per relazioni familiari disfunzionali, rischi online, abusi e disturbi d’ansia. Le richieste telefoniche sono state 527, innanzitutto per consulenze psicologiche ma poi anche per richieste di informazioni, consulenze giuridiche e informatiche e anche per qualche segnalazione di siti web. Di queste chiamata al numero dedicato, 369 sono arrivate dalla Sicilia. «In entrambi i casi – spiega don Di Noto a MeridioNews – si tratta di un primato assoluto dell’isola rispetto alle altre regioni italiane dovuto in parte anche al fatto che qui la nostra realtà (oggi conosciuta a livello mondiale, ndr) è nata ed è quindi più nota».

Dal report dell’associazione, nata nel 1989, emergono anche le nuove modalità di scambio di materiale pedopornografico online: i pedofili prediligono le cartelle compresse condivise e vendute, con garanzia della massima privacy, all’interno di piattaforme di file hosting. Tanto che, in questo senso, è diminuito l’uso dei social network e delle chat di messaggistica privata. Mentre una mole enorme di materiale trova spazio nel dark web, una porzione di web oscura, non indicizzata e in cui si può navigare in totale anonimato. «Non stiamo demonizzando internet, che anzi fa parte delle nostre vite come luogo di condivisione – ci tiene a precisare don Di Noto al nostro giornale – Quando è incontrollabile, però, può diventare una giungla in cui perdersi e fa paura. Per questo serve controllare, vigilare e obbligare tutti i server a collaborare con le forze dell’ordine nella fase delle indagini che, altrimenti, diventano difficili». Come ha confermato anche direttore nazionale della polizia postale Ivano Gabrielli nel suo intervento alla presentazione del report di Meter. «Il dark web è il mondo virtuale più difficile da investigare. Di fronte all’integrità dei minori – ha commentato Gabrielli – il diritto alla privacy può retrocedere. Parliamo ingegnerizzazione e strutturazione di forme di criminalità organizzata che lucrano sullo sfruttamento dei minori, di organizzazioni criminali che hanno spessore internazionale».

Organizzazioni criminali strutturate che vengono monitorate dall’associazione Meter. «Negli anni, abbiamo denunciato la presenza online di fenomeni sempre nuovi e gravissimi legati alla pedopornografia – racconta don Di Noto a MeridioNews – Video autoprodotti in ambito familiare con la presenza di animali, in particolare cani, che compiono atti sessuali con minori e neonati; immagini di abusi di minori su minori, specie adolescenti e poi anche il fenomeno pedomama». Foto e filmanti di abusi sessuali compiuti da donne – identificate come madri – ai danni di minorenni. «Anche questo – commenta il presidente di Meter – è un fenomeno in netta crescita di cui è importante prendere coscienza, nonostante provochi indignazione e disagio, per tutelare le vittime». Nei trent’anni di attività dell’associazione dei passi avanti sono stati fatti ma molti ancora ne restano da compiere. «Ci sono vuoti legislativi da colmare – analizza don Di Noto – e soprattutto c’è un importante lavoro di informazione e formazione culturale da portare avanti. Basti pensare che c’è ancora chi dice che “la pedofilia è l’ultimo tabù sessuale da abbattere“, chi sostiene che sia un orientamento sessuale come un altro e che i bambini possono esprimere il proprio consenso. Drammatiche assurdità – conclude il sacerdote – che alimentano strutture criminali che sfruttano i minori, anche neonati, per il pedobusiness».


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