L’Ordine dei giornalisti sul caso Ciancio Il legale: «Faremo richiesta di parte civile»

«È un atto importante e coraggioso che l’ordine dei giornalisti di Sicilia decida di costituirsi parte civile contro l’editore di uno dei più importanti quotidiani regionali». Così Dario Pastore commenta la decisione assunta dal presidente dell’Odg regionale Riccardo Arena a nome dei cronisti siciliani. Pastore è l’avvocato scelto dal consiglio dell’ordine siciliano per rappresentare la categoria nell’eventuale processo per concorso esterno alla mafia a carico dell’imprenditore ed editore-direttore del quotidiano La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo. La giudice per le indagini preliminari Gaetana Bernabò deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio della procura etnea il prossimo 19 giugno. Una decisione arrivata dopo una prima richiesta di archiviazione da parte degli stessi magistrati etnei, nel 2012, rigettata dal gip Luigi Barone che ha disposto un supplemento di indagine.

E adesso arriva la notizia della decisione dell’Odg. «Un segnale di legalità», lo definisce il legale. Se si andrà a processo e la richiesta di parte civile dell’ordine regionale verrà accettata, «avremo pieno titolo per fare domande e sentire i testimoni a nome di tutti i giornalisti siciliani», continua Pastore. Domande che riguardano da vicino i cronisti e, quindi, i lettori, almeno a giudicare dai temi dell’indagine trapelati finora. Uno dei quali torna d’attualità proprio in questi giorni: la solidità finanziaria delle testate del gruppo Ciancio – messa in dubbio dall’ultimo licenziamento, il primo giugno, di 17 dipendenti dell’emittente Telecolor tra tecnici e amministrativi – e la presunta esistenza di 52 milioni di euro all’estero intestati a Ciancio.

Ma non solo. A essere indagata dai magistrati etnei è stata anche la linea editoriale del quotidiano La Sicilia, per lungo tempo monopolista di fatto in Sicilia orientale e, soprattutto, nella città di Catania. Circa un mese fa, ad annunciare un’altra richiesta di parte civile nello stesso eventuale processo erano stati anche Dario e Gerlando Montana, fratelli di Beppe, il commissario di polizia della squadra catturandi di Palermo, ucciso dalla mafia nell’85. E il cui necrologio non fu mai pubblicato sulle pagine del quotidiano etneo. Pare proprio per la mancata autorizzazione da parte del direttore-editore Ciancio. Un testo semplice, in cui la famiglia sottolineava «ogni disprezzo alla mafia e ai suoi anonimi sostenitori». Un caso non isolato, sebbene la redazione abbia sempre respinto ogni accusa di ingerenza nella linea editoriale del quotidiano per favorire Cosa nostra.


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