“Lombardo? Ha appoggiato Ferrandelli”

Ormai è ufficiale: le primarie del centrosinistra di Palermo sono state un gran casino. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che prima elogia pubblicamente Fabrizio Ferrandelli e poi dice di non averlo fatto votare. Il suo braccio destro, senatore dell’Mpa, Giovanni Pistorio, che il venerdì prima delle consultazioni si catapulta a Palermo per concertare le ultime strategie elettorali con i ‘dioscuri’ del Pd palermitano, Antonello Cracolici, e Giuseppe Lumia. I gazebo allestiti nei quartieri popolari della città presi d’assalto da personaggi che girano con sacchetti pieni di monetine da un euro. Tessere elettorali che vanno, tessere elettorali che vengono. Schede elettorali che compaiono e scompaiono come nel gioco delle tre carte. Il tutto per piegare – anche di misura – Rita Borsellino, liberando Palermo – la questione è tutti qui – dal ‘pericolo’ di una gestione antimafiosa.
Visto che non ne possiamo più di occuparci delle miserie politiche ed elettorali dei vari Lombardo, Cracolici e Lumia – che oltre ad essere la ‘cancrena’ della Regione siciliana, hanno deciso di estendete i propri ‘artigli’ trasformisti anche nel capoluogo dell’Isola – abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con Tommaso Dragotto, l’imprenditore di respiro internazionale, palermitano dell’Acqasanta, che ha deciso di candidarsi a sindaco della città, mantenendosi rigorosamente fuori dai giochi ‘partitocratici’, come si usava dire negli anni ‘70.

– Allora presidente Dragotto, come va la sua campana elettorale?

“Benissimo. L’11 marzo presento il mio programma politico e ammministrativo per Palermo. Siete tutti invitati. Con i miei collaboratori abbiamo elaborato una serie di progetti originali per il rilancio della nostra città. Dietro questo programma ci sono quasi tre mesi di lavoro. Con il contributo di architetti, ingegneri, uomini di cultura, economisti e va continuando. Questa città va ‘ridisegnata’ da cima a fondo. I palermitani non meritano di essere amministrati così”.

– Sta seguendo l’ambaradan che è scoppiato nel centrosinistra dopo le primarie.

“Distrattamente”.

– Ma alla fine, a suo avviso, il presidente Lombardo ha appoggiaot o no Fabrizio Ferrandelli?

“Certo che l’ha appoggiato! Lo ha a anche dichiarato. Basta andare a rileggere i giornali delle settimane precedenti il 4 marzo. E dico di più: anche gli uomini di Gianfranco Miccichè, nelle ultime ore di domenica 4 marzo, si sono riversati nei gazebo per votare Ferrandelli”.

– Alla fine sono riusciti a fare perdere, anche se di poco, Rita Borsellino. Anche se, a quanto pare, le primarie di domenica scorsa verranno annullate.

“Rita Borsellino è una donna che merita grande rispetto. Ha subito le conseguenze di una guerra politica che attraversa il centrosnistra da Palermo a Roma”.

– Cioè?

“Di Lombardo e Miccichè ho già detto.  Ma c’è anche il siluro al segretario nazionale del Pd, Bersani. Per colpire Bersani hanno sacrificato Rita Borsellino”.

– Si parla anche di brogli elettorali. Lei che ne pensa?

“E’ il solito, atavico malcostume di una certa politica palermitana. Contro questa politica sto conducendo una battaglia senza quartiere. Forse sarò un po’ particolare ma nei miei giri – e la città, credetemi, ormai l’ho girata tutta, più volte – non faccio altro che ripetere che vendere il proprio voto non è dignitoso. Che la nostra città potrà rinascere solo con un grande sussulto di dignità. Che il consenso deve premiare il merito e non chi promette l’impossibile o fa altre cose”.

– La gente di Palermo la segue?

“La città è in ginocchi, e questo è sotto gli occhi di tutti. Ma io sono ottimista. E riesco a infondere ottimismo in chi mi sta accanto. Del resto, se non fossi un inguaribile ottimista non potrei fare l’imprenditore. E non mi sarei mai candidato a sindaco di Palermo”.

– Che ne pensa delle primare?

“Se organizzate bene sono un toccasana per la democrazia. Organizzarle bene significa presidiare i seggi. Per evitare che succeda tutto quello che è successo. E quando parlo di presidio mi riferisco al controllo dei seggi da parte delle forze dell’ordine”.

– Parliamo del Pdl. Il candidato a sindaco di questo schieramento politico non viene ancora fuori…

“Beh, e non è difficile immaginare il perch钔.

– Perché?

“Perché si sentono deboli. La forza elettorale di qualche anno fa ormai è solo un ricordo. Così lasciano scivolare un nome dietro l’altro: prima Francesco Scoma, poi Simona Vicari, ora Francesco Cascio. Alla fine, credo che dovrebbe essere Cascio l’agnello sacrificale”.

– Cioè?

“”Il Pdl, a Palermo, oggi vale il dodici per cento. Con Cascio potrebbe arrivare al sedici-diciassette per cento”.

Lei quanti voti pensa di prendere?

“Le stime non sono facili. Penso a una forbice piuttosto ampia: da trenta a cinquantamila voti. Insomma, dall’otto al dodici per cento”.

– Dopo il primo turno con chi pensa di allearsi?

“Con i palermitani. Con la mia città. Dei partiti politici non mi fido. Mi fido solo delll’intelligenza dei miei concittadini, che ormai hanno capito che l’unico che non ha interessi personali e che è disposto a lavorare nel loro interesse sono io. E’ con i palermitani che mi voglio alleare. Se i palermitani mi danno una mano io do una mano a loro. E insieme rimettiamo in piedi la nostra città”.

 


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