Lo ‘spazza-mafia’ di Palagonia

Nella bolgia della campagna elettorale, entrata già nel vivo della contrapposizione nello spudorato “gioco delle parti” per uno scranno all’Assemblea regionale siciliana, proviamo a raccontarvi la storia di un giovane Sindaco eletto in un territorio della martoriata Sicilia, in una terra che per malaffare e spinte clientelari si contraddistingue, come purtroppo accade in tante altre parti della Triscele.

Vi parliamo del neo sindaco eletto recentemente a Palagonia, paese in provincia di Catania in cui ha regnato una politica strettamente connessa e connivente con la malavita locale. Salvatore Valerio Marletta, 32 anni, catanese, esponente di Rifondazione Comunista, è stato eletto Sindaco a Palagonia ottenendo al ballottaggio 6.350 voti, pari al 73,43 per cento. Un vero plebiscito. Perché ve ne parliamo?

Può apparire scontato quello che diremo appresso, ma in Sicilia nulla accade per caso. Marletta si è distinto e si distingue perché testimonia con concretezza e fatti come si amministra un Comune nell’interesse dei cittadini. Col “fare” ha dimostrato di essere l’alternativa civica agli intrecci politico-mafiosi di Palagonia. E la gente ha risposto, con scatto d’orgoglio ha voluto fermamente il cambiamento e lo ha ottenuto.(a destra il Sindaco di Palagonia, Salvatore Valerio Marletta, foto tratta daienesiciliane.it)

Dicevamo del Sindaco, che ha alle spalle tante le battaglie sociali compiute, nonostante la giovane età. Un volto e una storia pulita, contro la mafia e il malaffare politico che ha caratterizzato il territorio per lunghi anni. Un Sindaco che ha ottenuto la plebiscitaria fiducia della sua Città. Un uomo che ha pubblicamente ed in maniera reiterata denunciato la mafia e gli affari. Un esempio di candidato che diventa Sindaco battendosi e convincendo i cittadini che si può essere candidati e si può centrare il programma elettorale sull’antimafia, per il semplice fatto di averla contrastata realmente alla luce del sole.

Un giovane Sindaco pulito che opera ogni giorno, in jeans e polo, come operatore al servizio della gente. Una sorta di “spazzino della mafia”, come colui cioè che a viso aperto ha detto basta agli inciuci ed agli interessi malavitosi. Ci raccontano coloro che lo conoscono che parlare con lui è facile; si ferma ad ascoltare i problemi dei suoi concittadini, fosse anche una vecchietta che gli chiede consigli; si presta in prima persona nella risoluzione delle problematiche, si è attorniato di una squadra giovane, con tanta voglia di fare il bene del paese. Ci riuscirà? Vedremo.

Però la sua è una testimonianza forte. Significa, in buona sostanza, che si può fare. Si può essere candidati ma allo stesso tempo testimoni di promesse elettorali che debbono essere credibili e corroborate da un integerrimo comportamento precedente. Quanti oggi, tra i candidati alle prossime elezioni regionali del prossimo 28 ottobre, possono indossare la casacca della legalità e dell’antimafia?

Non possiamo essere certi, ma per approssimazione in tanti dovrebbero essere relegati “fuori squadra”, o meglio ancora “in tribuna” a guardare la partita delle elezioni lontano dal terreno di gioco. Eppure le sensazioni colte in giro per la Sicilia non ci fanno ben sperare. Pare che le composizioni delle liste, per le quali la spola tra Roma (padrona) e Palermo è continua, dovrebbero rispecchiare vecchi equilibri e volti già conosciuti.

Per la verità, qualcuno si è sforzato di gettare nella mischia anche i parenti o, addirittura, i figli nel tentativo di mostrarsi puliti. Ma forse è il caso di aspettare prima di formulare giudizi definitivi. Aspettiamo cioè di conoscere i nominativi allorquando ci sveglieremo la mattina del 28 settembre 2012. Ed allora si che capiremo se la Sicilia potrà cambiare o ripiombare nel baratro del futuro senza futuro.


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