Letteratura, sostantivo maschile?

Esiste una letteratura siciliana al femminile? Per Elvira Seminara, scrittrice e coordinatrice della conferenza “La Sicilia al femminile”, promossa dall’Ateneo e dal quotidiano “La Sicilia” e tenutasi il 23 aprile nel Coro di Notte del Monastero dei Benedettini, non ci sono dubbi: non esiste una scrittura prettamente femminile da contrapporre a quella maschile, scatenando così le bizze d’orgoglio di chi alla propria identità di donna non vuole proprio rinunciare. All’incontro, disertato dagli studenti e partecipato solo dagli accademici, sono intervenute cinque personalità siciliane: Maria Attanasio, Maria Rosa Cutrufelli, Giovanna Giordano, Silvana La Spina e Roselina Salemi.

La coordinatrice, dopo aver sottolineato come la scrittura delle donne sia meno conosciuta e meno numerosa, ha messo in evidenza come i vecchi schemi di identificazione siano improponibili e stereotipati: a suo avviso, anche le produzioni letterarie di un Proust o di un Brancati sono vicine alla sensibilità femminile.

Non tutte le scrittrici sono state dello stesso avviso. Maria Rosa Cutrufelli ha voluto precisare di essersi occupata di donne sin dalla nascita. “Nella mia scrittura io porto le esperienze del mio corpo e quindi l’essere donna e l’essere siciliana, due stimmate che solo col tempo son diventate motivo d’orgoglio. Noi donne siciliane – ha proseguito – siamo delle matriarche: abbiamo grande potere in famiglia ma nessuno nel «pubblico». Noi donne abbiamo conquistato un esiguo ruolo e tuttora abbiamo bisogno di legittimazione e di un passaporto per entrare nella letteratura. Manca un’autonomia di visione. La donna è ancora per lo più oggetto di rappresentazione e non soggetto di scrittura”.

Per Silvana La Spina, scrittrice rabbiosa e sanguigna, “gli uomini nemmeno se ne accorgono dell’assenza della donna nella letteratura. La donna ha perso la sua centralità e autorità e di conseguenza oggi soffre di più in questo far west globalizzato”. La scrittrice ha inoltre voluto esprimere la sua visione del capoluogo etneo: “Catania è particolare. Pur nelle sue contraddizioni, è una città femminile perché apre le gambe”.

Maria Attanasio, scrittrice che si sente molto vicina a Sciascia, ha rintracciato la mancanza di grandi scrittrici nel fatto che “noi donne non sappiamo essere soggetto collettivo”.

Di diverso avviso Roselina Salemi, che miscela nei suoi libri la storia con la favola. Attraverso il racconto della sua fuga dall’isola, del suo desiderio di non tornare più, non ha mancato di ribadire come “non può esistere una scrittura maschile o femminile. Però alcune cose le vedono solo le donne”.

La discussione si è animata quando ha preso la parola Giovanna Giordano. La scrittrice, che si definisce una sognatrice e che è certa che i suoi libri resisteranno all’usura del tempo e delle mode, ha mostrato una forte sicurezza di sé e ha promesso che non parteciperà più ad una conferenza che ha come tema quello della scrittura femminile: “prima di essere donna, io sono uno scrittore”.

La conferenza si è chiusa con la previsione che forse i generi non esisteranno più. La moderatrice ha parlato di una scrittura che sarà sempre più bisessuale: “siamo in una società liquida, in cui i ruoli e le caratteristiche psico-fisiche di uomo e donna collimeranno sempre più. Quindi è probabile che accada lo stesso anche in letteratura. E poi a furia di fare queste differenzazioni tra scrittura femminile e maschile si rischia di essere antichi”.


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