L’Etna e il mare nelle parole di Enzo Maiorca

Dal 19 al 22 maggio il monastero dei Benedettini ospita il Festival per l’Etna patrimonio dell’umanità. Organizzata dalla facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, in collaborazione con il Rotary Catania Est, l’iniziativa è volta al recupero di un “rapporto” vivo e diretto con il vulcano, non soltanto patrimonio naturalistico, ma soprattutto parte integrante dell’immaginario collettivo e del paesaggio urbano catanese.

 

Il festival, come sottolineato dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia, Enrico Iachello e dal presidente del Rotary Catania Est, Linda Russo, vuole essere inoltre un modo di stabilire una maggiore vicinanza tra studiosi e cittadini, dando di Catania un’immagine diversa da quella solitamente presente nei media.   

Con l’eccezionale partecipazione del siracusano Enzo Maiorca, apneista e record-man, sportivo e scrittore, il festival è stato inaugurato il 19 maggio nel Coro di Notte del Monastero, con la conferenza “Il vulcano dipinge e l’enosigeo sussurra”, dedicata al dualismo mare-vulcano tipico del catanese.

 

A Catania è possibile vedere, contemporaneamente, spettacoli naturali tra loro solitamente considerati antitetici: il mare e la montagna, il fuoco e l’acqua, la terra e gli abissi. Maiorca, splendido affabulatore e narratore, nell’arco del colloquio del quale è stato protagonista, ha descritto il suo incontro con il mare, l’amore per le onde e l’immersione, nonché l’importanza del mare non soltanto nella sua vita dedicata alle imprese in apnea, ma anche nel mito classico così come nella vita umile di tutti i giorni di un pescatore. Il mare può essere tanto amico quanto nemico, fratello o traditore. Il mare insegna “all’uomo ad avere percezione di sé; gli insegna a pregare e a bestemmiare, gli  insegna la lotta, la parsimonia, la sopportazione del dolore, a vincere contro la stanchezza, il sonno, la fame e la sete. Il mare insegna il coraggio ma anche la paura, insegna a conservare il sale perché questo, a sua volta, conserva ciò che deperisce: ai marinai insegna che nel sale c’è lo spirito.” 

Per i marinai il vulcano, il Mongibello, è allora “un faro naturale che non ha bisogno di un farista”; seguendo la sua sagoma, un tempo, chi andava per mare non aveva bisogno di una bussola. Così, l’Etna per il marinaio siciliano era “anemometro, perché con la direzione che i suoi fumi prendono indica da che parte tira il vento, e barometro perché, a seconda della disposizione delle nubi lungo i suoi fianchi, avvisa se pioverà o meno”.

 

Maiorca ricorda il “coup de foudre”, da ragazzino, per il mare. Si immerse per la prima volta nell’ agosto del 1943, usando una maschera antigas, residuato bellico che aveva trovato per caso, e fu amore: lo spettacolo dei raggi del sole che penetravano il “mare verticale” era quello della “zecca dove il sole coniava le sue monete di luce”. Appassionato di cultura classica fin da allora, studente del ginnasio inferiore, gli vennero in mente due miti del passato di fronte a quella vista: il primo, di origine sabina, era quello di Flora, divinità primaverile, che cercò di contare i colori dei fiori, ma non trovò dei numeri sufficienti allo scopo. Il secondo era quello di Iride, messaggera di Zeus, della quale si innamorò profondamente Poseidone l’Enosigeo, lo scuotitore della Terra. Cercando di trattenerla per sempre con sé, il dio del mare fallì nell’impresa, ma riuscì comunque a stapparle la sua veste di rugiada, le cui goccioline, specchio di luce, rimasero nell’acqua creando lo spettacolo dei fondali. Uno spettacolo al quale Maiorca non si è mai assuefatto in più di sessant’anni, come dimostrano la sua carriera e l’innegabile passione delle sue parole.

 

Il mare di Maiorca, da un lato, e il vulcano dall’altro, sono patrimonio naturale importantissimo per la Sicilia, e Catania in particolar modo. Lo scopo del Festival per l’Etna patrimonio dell’umanità è allora proprio questo: valorizzare e riscoprire questo patrimonio, raro ma spesso sottovalutato e dato per scontato.

 

Il Festival presenta un denso programma: conclusosi l’incontro con Maiorca, è stata inaugurata la mostra “Cartografie  e vedute dell’Etna nella collezione Riccobono”, a cura di Paolo Militello e Federica Santagati, ospitata dal Coro di Notte fino al 31 maggio. Oltre che un ciclo di conferenze, sono previste serate di spettacolo e cultura, a carattere musicale, cinematografico e teatrale. Un’ occasione per riscoprire, o addirittura scoprire ex-novo, “la Montagna” e tutto ciò che essa offre e può offrire alla città e alla Sicilia.    


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