Lentini, operazione contro il clan Nardo Furti, rapine ed estorsioni, 17 arrestati

Smantellato a Lentini un gruppo che sarebbe legato al clan mafioso dei Nardo. Stamattina la polizia di Stato di Siracusa ha eseguito un provvedimento di fermo a carico di 17 persone, tutte originarie del Comune siracusano. Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, rapine, e furti aggravati.

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, hanno fatto luce su diversi episodi criminali commessi nella provincia aretusea. In particolare la Procura contesta rapine in casa di donne sole o persone anziane. Spesso gli indagati conquistavano la fiducia delle loro vittime spacciandosi per operai dell’Enel. Diffusa anche la pratica del cavallo di ritorno con il furto di auto e moto da restituire in cambio di una somma di denaro, mentre venivano presi di mira pure gli imprenditori della zona, costretti a subire atti intimidatori se non avessero ceduto alle richieste di estorsione. 

«L’operazione – commenta il procuratore di Catania Michelangelo Patanè – ha permesso di eliminare un’organizzazione criminale composta da persone che si sono macchiate di rapine efferate con danneggiamenti vari incendi, ed estorsioni. A un operatore agricolo hanno bruciato il campo e a un imprenditore hanno incendiato tre mezzi e un capannone». Il magistrato ha quindi voluto sottolineare la scarsa collaborazione delle vittime. «Andavano in commissariato a denunciare, per esempio, il furto di un’auto senza dire però di avere ricevuto una richiesta di denaro per il riscatto. Nella società c’è molta omertà e disaffezione alle forze dell’ordine e ciò è dovuto anche al fatto che la banda oggi fermata aveva una forte capacità intimidatoria perché vicina al clan Nardò». 

L’accusa di associazione mafiosa è scattata solo per due indagati: il 23enne Alfio Calabrò e uno dei due uomini ancora ricercanti. Tuttavia secondo gli inquirenti il clan Nardo avrebbe beneficiato anche degli altri colpi messi a segno da persone non direttamente riconducibili alla criminalità organizzata. Per questo viene contestato agli altri l’aggravante del metodo mafioso. Gli investigatori hanno usufruito anche di intercettazioni telefoniche e ambientali e delle dichiarazioni di alcuni testimoni di giustizia. Il sostituto procuratore Alessandro La Rosa ha sottolineato che «il fermo si è reso necessario perché uno di loro stava programmando di rapinare un anziano siciliano trapiantato in Svizzera. C’erano quindi collegamenti anche con l’estero».

L’operazione, detta Uragano, ha fatto scattare il provvedimento cautelare a danno di Alfio Calabrò, 23 anni; Maurizio Sambasile, 43; Filadelfo Amarindo, 64 anni; Salvatore Palermo, 54 anni; Antonino Corso, 35 anni; Francesco Pappalardo, 32 anni; Giuseppe Infuso, 51 anni; Andrea Libertini, 21 anni; Sebastiano Buremi, 22; Salvatore Amato, 35 anni; Vincenzo Nicholas Sanzaro, 18; Concetto Scrofani, 26 anni; Francesco Siracusano, 26 anni; Miriam Coco, 23 anni.


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