‘Leggere Hugo Pratt’

Il 20 agosto 1995 moriva Hugo Pratt. Fu una grave perdita per il mondo

di chi ama narrare per immagini. E l’artista, riminese per nascita, ma veneziano d’adozione, sapeva farlo con un talento ed un fascino non comuni. Giovanni Marchese, 30 anni, laureato in Lettere, ha saputo, dal canto suo, descriverne l’opera senza facile retorica apologetica.

 

“Leggere Hugo Pratt” viene lanciato in occasione del quarantesimo anniversario della nascita del personaggio più celebre del disegnatore, e sceneggiatore, di tante avventure: Corto Maltese. Figlio di una gitana andalusa e di un marinaio inglese, è la creazione più matura dell’artista. Le 113 pagine che compongono il volume sono appannaggio pressoché esclusivo dell’eroe. Una scelta comprensibile, anche se dare più ampio spazio all’interessante produzione precedente sarebbe stato altrettanto sensato. L’autore sottolinea con la massima asepsi stilistica nelle ascendenze letterarie, come nella biografia del maestro, la migliore chiave di lettura dei suoi personaggi. Se l’intento di Giovanni Marchese era quello di invitare alla lettura delle opere dell’artista coglie perfettamente nel segno, nei confronti di chiunque, come chi scrive, conosceva Hugo Pratt solo di fama.

 

Nel volume sono presenti diverse tavole che mostrano l’evoluzione della sua tecnica dalle prove giovanili del periodo argentino ai romanzi a fumetti. Accompagnate da brevi didascalie, illustrano meglio di tante parole il fenotipo dell’opera prattiana. Una decisione ugualmente felice è senza dubbio quella di inserire le interpretazioni che di Corto hanno dato altri artisti dal segno molto personale, come a comporre un portfolio. Ai cicli di racconti che vedono protagonista il “gentiluomo di fortuna” sono dedicate pagine critiche la cui collocazione, indovinata, rende il libro un valido strumento di consultazione.

 

Il fumetto, in senso lato, deve tuttora scontare il peccato originale del suo scarso prestigio intellettuale, come sembra dimostrare la volontà dello stesso Pratt di trasporre nella tradizionale forma del romanzo alcune delle avventure del Maltese. E’ un pregiudizio subdolo quanto diffuso. Ad autori come Manfredo Guerrera, Umberto Eco, Giovanni Marchese, va riconosciuto il merito di esserne, probabilmente, del tutto immuni.


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