Le risposte di alcuni coordinatori

1. Cosa vuole trasmettere ai ragazzi con il suo laboratorio?

2. Come lo imposterà?

3. Ci sarà la produzione di un elaborato finale?
4. Crede che questi laboratori siano utili (anche solo in minima parte) per i ragazzi che vogliono/sognano di lavorare nel campo cinematografico?

 

 

Il mio laboratorio è breve ma intenso; nonostante normalmente la realizzazione di un documentario necessiti di parecchio tempo, lo scopo che mi prefiggo è di fare sperimentare agli studenti tutte le fasi del processo creativo e organizzativo, teorico e pratico, che inizia dalla ideazione e si conclude con il prodotto finito; ciò, oltre alla soddisfazione di ottenere dei risultati completi, dà ai ragazzi l’opportunità di poter individuare, per il futuro, quali sono le aree di interesse specifico, siano esse legate alla scrittura, alla ricerca, all’uso della videocamera, al montaggio, etc. Mi preme molto anche di trasmettere loro la capacità, fondamentale, di essere in grado di lavorare in gruppo; come l’anno precedente, il laboratorio prevede la formazione di tre diversi gruppi di lavoro che scriveranno e realizzeranno tre piccoli documentari di diverso genere; la divisione in gruppi tende ad assecondare gli interessi degli studenti; inoltre all’interno di ogni gruppo, ogni studente avrà la possibilità di sperimentare a rotazione i diversi ruoli professionali all’interno della troupe; credo che questo laboratorio sia utile, in primo luogo, a coloro che vogliono acquisire gli strumenti fondamentali per realizzare un audiovisivo inteso come mezzo di ricerca applicabile a tutte le discipline universitarie; in secondo luogo, esso trasmette agli studenti una conoscenza di base che consente loro di poter sviluppare, con la pratica, la “carriera” di film maker; inoltre, come già detto sopra, dà l’opportunità di individuare quali sono i ruoli professionali da sviluppare.
(Luigi Cutore)

 

1. Il laboratorio si rivolge agli studenti che vogliono avvicinarsi per la prima volta alle problematiche della realizzazione di un cortometraggio. Il programma del laboratorio permetterà infatti di percorrere le diverse fasi creative di una produzione cinematografica.

2. l laboratorio avrà un approccio molto diretto e immediato, offrendo l’occasione di approfondire le tecniche di scrittura, di regia e produzione. Nella prima parte, alcune ore saranno dedicate ad una presentazione delle questioni relative alla realizzazione cinematografica e ai diversi aspetti del linguaggio visivo. A questa presentazione seguirà una seconda fase progettuale, durante la quale gli studenti metteranno a punto una sceneggiatura. . Successivamente, i partecipanti realizzeranno le riprese, affrontando direttamente sul set la “mise en scène” e la recitazione. L’ultima fase del laboratorio prevede l’apprendimento delle tecniche basilari del montaggio digitale.

3. Spero di sì.

 

4. Penso che questi laboratori siano un’occasione davvero importante per chi è appassionato di cinema dato che a Catania è davvero difficile trovare degli spazi in cui fare cinema.

(Sonia Giardina)

 

 

 

1. Quello che mi piacerebbe trasmettere agli studenti che parteciperanno al laboratorio da me tenuto, è la complessità pratica del cinema. Vorrei che i ragazzi capissero veramente come si fa un film, cosa che è estremamente diversa da quanto si immagina comunemente. Il cinema è un lavoro collettivo, fatto da una troupe che va dalle cinquanta alle duecento persone. Capire il ruolo di queste figure “minori” (cioè meno note), e così capire il reale processo di

realizzazione di un film, è un passo di enorme importanza sia per chi un domani fosse interessato a lavorare nel cinema, sia per chi semplicemente ama questo mezzo di  comunicazione, e di espressione artistica. Dunque sarebbe bene che un critico -tanto per fare un esempio- conoscesse la “macchina-cinema” approfonditamente, e la tenesse in considerazione quando scrive le proprie critiche. Ciò che mi riprometto di fare è dare un’idea piuttosto precisa di cosa sia realmente la “macchina-cinema” a chi parteciperà al laboratorio. In questo senso definirei il laboratorio come improntato all’insegnamento della Tecnica cinematografica piuttosto che a una qualche teoria sul cinema. Naturalmente in ventuno ore si può solo dare un quadro generale del cinema e della sua complessità, ma è un primo passo che spero serva agli studenti.

 

2. Mi piacerebbe che il lavoro fosse collettivo, cioè che i ragazzi partecipassero attivamente alle lezioni. Mi riprometto quindi di raccontare le mie esperienze sui set, per spiegare tramite queste come funziona il lavoro di chi fa cinema, ma vorrei che i ragazzi “entrassero” in questa mentalità, e provassero loro, dopo aver assimilato le mie indicazioni, a stilare un ipotetico Ordine del giorno, o a valutare un copione. Farò vedere spezzoni di film per poi chiedere ai

ragazzi come, secondo loro, è stata girata quella o quell’altra scena. Dunque darò ampio spazio alle esercitazioni. Inoltre spero di poter realizzare almeno tre incontri con personalità di rilievo del mondo del cinema. Questo dipende anche dalle disponibilità “romane” e  quindi dal periodo preciso in cui si svolgerà il laboratorio. Credo che testimonianze dirette aiutino la comprensione, oltre ad appassionare lo studente. Mi auguro che vengano almeno un regista, un produttore, un attore (o un direttore della fotografia).

 

3. Vorrei che ci fossero diversi elaborati “in corsa” piuttosto che uno solo finale. Non è un esame, dunque non darò voti e non farò una sorta di “prova finale”. Mi piacerebbe piuttosto che ciascuno studente avesse una cartellina coi lavori fatti durante gli incontri. Naturalmente chiunque partecipi al laboratorio dimostrando interesse e attenzione avrà i 3 CFU.  

4. Diciamo che mi auguro immensamente che sia così. Sarò più chiaro: sono sicuro che il mio laboratorio sarà indubbiamente utile a chi vuole un domani lavorare nel cinema. Sono  altrettanto sicuro che non basta un laboratorio (nemmeno dieci) per entrare in questo

mondo, perché i modi per entrare a lavorare nel cinema sono particolari e difficilmente catalogabili (è uno degli argomenti di cui parlerò nel laboratorio). Dunque utile certamente sì, sufficiente certamente no. Mi auguro che il mio laboratorio risulti fortemente stimolante, sia a chi volesse entrare nel mondo del cinema per lavorarci, sia a chi volesse “entrare” nel mondo del cinema solo per conoscerlo meglio. Chi sa come si gira un film, può apprezzare -anche da

semplice spettatore- molte più cose di più questo affascinante e complesso mezzo di  comunicazione.

(Dino Giarrusso)

 

 

1. Credo di poter trasmettere loro una passione, degli strumenti adeguati all’analisi degli audiovisivi e soprattutto una buona base di tecnica di montaggio.

 

2. Le parti essenziali del laboratorio saranno due; la prima sarà incentrata sulla storia del montaggio e sull’analisi delle strutture narrative, mentre la seconda e più importante sarà imperniata sulla pratica.

 

3. Si e sarà certamente un audiovisivo. Sto tentando di coordinare il mio laboratorio con gli altri per far sì che si postproducano i filmati realizzati dagli studenti degli altri Medialab.

 

4. Penso proprio di sì. Io ho cominciato a 15 anni proprio con un piccolo laboratorio. Il grande pregio di queste iniziative è quello di stimolare una passione e dare un punto di partenza al proprio percorso professionale, poi alla fine, ciascuno scopre se quella è la sua strada o meno; nel primo caso si impegna a proseguire questo percorso e a perfezionarsi.

(Antonio Lizzio)

 

1. Il progetto usa la città come luogo preposto, come spazio ideale per imparare a realizzare immagini in movimento. Nella città infatti, nella vita in essa racchiusa, nei suoi anfratti e nei suoi ritmi, sono presenti tutti gli elementi necessari ad un’approfondita riflessione sull’immagine e sul linguaggio audiovisivo in genere. Quello che cercherò di trasmettere sarà la mia esperienza con le immagini e con i viaggi che ho fatto all’interno delle città, cercando di stimolare la creatività e la capacità di “guardare” di ogni partecipante. Con il gruppo di lavoro, faremo un percorso creativo di riflessione sulle radici del linguaggio audiovisivo e sulle sue potenzialità.

 2. Ho mandato una copia del programma che potete trovare sul sito, dalla quale si deduce il carattere eminentemente pratico del laboratorio nel quale, dopo un’introduzione teorica e la visione di alcuni esempi, sono previste uscite di ripresa e un accurato lavoro di montaggio e sonorizzazione.

 

3. Certamente, ma la qualità dipenderà dal gruppo di lavoro che si crea. Lo scopo, come ti dicevo prima, è quello di stimolare la creatività e la riflessione personale. Per la riuscita del laboratorio è dunque fondamentale la motivazione e l’applicazione dei partecipanti perché ogni lavoro artistico è basato su un processo che non sai mai dove ti porterà ma che bisogna necessariamente seguire con dedizione.

 

4. Per lavorare in questo settore sono necessarie tre “password”: preparazione, dedizione e relazioni sociali. Se si vuole lavorare per apparire, per essere famosi, per fare qualcosa di diverso, è necessario puntare molto sulla terza, poi sulla seconda e in parte sulla prima. Se ami il cinema e il video e ti interessa esprimere emozioni e punti di vista con questi mezzi, l’ordine è esattamente l’opposto. In ogni caso, chi si avventura in questo mondo, ad un tratto, si ritroverà a fare i conti con quello che sa veramente fare e come in tutti i lavori questo farà la differenza e alimenterà la sua voglia di continuare dando un senso al suo lavoro ed alla sua vita. Nel lavoro con il cinema, per me, tutto parte dall’immagine, quindi, imparare a saper vedere, dal mio punto di vista, torna più che utile.

Se la domanda invece si riferisce all’apprendimento di software o tecniche specifiche da spendere direttamente nel mondo del cinema, posso rispondere che sono previsti degli incontri tecnici in funzione del lavoro da svolgere, durante i quali, senza ombra di dubbio, potrete muovere i primi passi nella comprensione di alcuni aspetti tecnici (basi di fotografia, software di montaggio, etc.) che andranno poi approfonditi in corsi dedicati all’argomento.

(Carlo Lo Giudice)

 

 

 

1. Gli obiettivi principali del corso sono principalmente due. Uno è trasmettere agli studenti le fondamentali nozioni concettuali, tecniche e pratiche della scrittura di sceneggiature e testi per il cinema. A questa parte più “tecnica” seguirà il tentativo degli studenti della scrittura di

sceneggiature, o anche semplici soggetti o trattamenti, che essi potranno sviluppare a partire dalle idee e dagli spunti che proporranno o da adattamenti da altre storie.

Al di là di questi obiettivi “didattici” spero di trasmettere ai ragazzi non tanto l’amore per il cinema o per la scrittura creativa (che sono prerequisiti essenziali ma che debbono pre-esistere al corso) ma la capacità e gli strumenti per “imbrigliare” queste proprie passioni e metterle al supporto della scrittura di testi per il cinema sintatticamente e strutturalmente validi. Inoltre spero di riuscire a trasmettere un senso di passione e amore per le storie con cui si troveranno a lavorare, per i personaggi che creeranno e a cui forniranno parole, emozioni e movimenti: e che questo si traduca nella creazione di storie mai banali, mai ovvie, mai “fredde”, ma sentite, vibranti, problematiche se serve, ma vive e piene di fascino e “magia”.

 

2. Molto verrà impostato durante lo svolgimento del corso stesso, secondo le esigenze che si presenteranno man mano che esso andrà avanti. Ci sarà comunque una prima parte più teorica, seguita da un lavoro pratico con i testi, che probabilmente gli studenti svolgeranno in gruppi, dato che lavorare su molte sceneggiature contemporaneamente può rivelarsi un’esperienza improba.

 

3. Sì, è previsto. Scrivere sceneggiature è un confronto spesso complicato; per scrivere un lungometraggio, che nelle sale viene visto in meno di due ore occorrono per esperienza come minimo sei mesi di lavoro, spesso molto di più. Si cercherà in ogni caso di produrre degli elaborati finali, piccole sceneggiature di corto, soggetti per lungo, trattamenti, adattamenti da

storie, questo sarà lo svolgimento concreto del corso a deciderlo.

 

4. Se non fossero utili non si farebbero. Bisogna tenere in mente che l’industria cinematografica,  specie in Italia, attraversa un momento difficilissimo, e lavorarci in posizioni chiave  sceneggiatore o regista) è ancora più difficile. In ogni caso apprendere le tecniche ed avere una prima esperienza di lavoro pratico in questo campo non può non essere che utile per chi intende sgomitare e proseguire.

(Davide Pappalardo)


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