Le riforme che aspettano l’Ars al ritorno dalle ferie Tra consorzi di bonifica, rifiuti e polizia municipale

Poche riforme per incidere nei settori chiave dell’amministrazione regionale. Dall’avvio della legislatura, il progetto di Nello Musumeci è sempre stato estremamente chiaro e su quello ha cercato di confrontarsi con l’Assemblea regionale. Incontrando, però, un muro di gomma che ha impedito, di fatto, di portare a casa le riforme. L’ultima partita in ordine cronologico si è giocata sui testi collegati alla finanziaria, naufragati all’ombra degli ultimi soli di luglio, e che hanno portato il primo inquilino di Sala d’Ercole, Gianfranco Micciché, a rimandare tutti negli spogliatoi annunciando 40 giorni di ferie per i deputati regionali. Una scelta che di certo non ha lasciato indifferente il governatore che, pur mantenendo un basso profilo, ha ironizzato sui social il giorno successivo al grido di «beato chi va in vacanza, il governo invece resta al lavoro».

Ma adesso che la pausa volge quasi al termine, per l’Assemblea è il momento di fare i conti coi disegni di legge rimasti in sospeso tra le maglie degli iter parlamentari. A partire proprio dai testi collegati alla finanziaria, rimandati alla commissione Bilancio, a cui toccherà un nuovo lavoro di sintesi per riproporre all’Aula un nuovo testo snello e condiviso dai gruppi parlamentari, così da trovare un consenso trasversale una volta tornato a Sala d’Ercole. Poi c’è la riforma dei rifiuti targata Alberto Pierobon, che a lungo è stata discussa nelle commissioni di merito ma che, di rinvio in rinvio, non è ancora stata esaminata dall’Aula, nonostante sia inserita all’ordine del giorno ormai da qualche mese. Senza contare l’assestamento di Bilancio a cui l’assessorato guidato da Gaetano Armao ha lavorato nel corso dell’estate e che dovrà essere sottoposto al parlamento regionale.

Tra le riforme ancora al palo c’è anche quella targata Bernadette Grasso che mette ordine nei corpi di polizia municipale. Si tratta di un ddl che non guarda soltanto alla sicurezza, ma che punta a uniformare le singole realtà di polizia locale che fanno capo ai Comuni. Così ecco una proposta normativa che, oltre a uniformare il settore, prevede anche compiti specifici da affidare alla polizia locale: dall’orientamento delle politiche sociali «a favore di soggetti a rischio devianza anche all’interno di un programma più vasto di politiche di sicurezza urbana» fino alla possibilità di realizzare campagne informative, interventi di riqualificazione urbana, mediazione culturale, animazione sociale. Viene ribadito anche il ruolo del poliziotto di quartiere.

Ancora, tra le riforme approvate in giunta e in attesa di esame da parte dell’Assemblea, ecco quella sui Consorzi di bonifica, che prevede l’istituzione di un unico consorzio, articolato in quattro comprensori territoriali, con l’obiettivo di restituire agli agricoltori uno strumento efficiente attraverso, anzitutto, un aumento significativo della superficie irrigua: dagli attuali 61mila ettari ai 176 mila potenzialmente irrigabili. Un obiettivo, questo, da raggiungere grazie a un capillare ammodernamento delle reti. Il principio ispiratore è elementare: un’agricoltura competitiva non può fare a meno dell’irrigazione. Dunque la proposta del governo punta a uno sviluppo sostenibile, in grado di assicurare risparmio idrico per fronteggiare l’allungamento della stagione irrigua, e al principio della giustizia retributiva per i lavoratori, attraverso l’applicazione del contratto nazionale di categoria.

Ad attendere la discussione all’Ars, c’è pure la riforma del settore urbanistico, che in Sicilia è ancora oggi regolata da una legge del 1978. Gli uffici dell’assessorato al Territorio hanno lavorato al testo di concerto con le associazioni di categoria, con l’obiettivo di dare ai Comuni maggiori responsabilità e poteri in tema di piani regolatori, fermo restando il controllo da parte dell’amministrazione regionale.

Insomma, di norme su cui lavorare, ce ne sono diverse. Resta la questione politica interna alla maggioranza di governo, nella quale in molti chiedono a Musumeci la convocazione di un vertice di coalizione per confrontarsi e ripartire con maggiore unità. Anche perché, in caso contrario, si rischia un nuovo stallo tra i corridoi del Palazzo, destinato a consentire la sola approvazione delle manovre finanziarie. Lasciando, ancora una volta, le riforme al palo.


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