Le bombe sulla Striscia di Gaza: ma l’Onu che fa? Dimostra la sua inutilità!

PER MOLTO MENO MILOSEVIC E STATO PROCESSATO E CONDANNATO. MENTRE L’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE NON FA NULLA PER FERMARE ISRAELE  

Quotidianamente registriamo le notizie attraverso il bollettino dei morti civili – di cui centinaia di bambini, persino dentro le scuole dell’Onu – e tutto ci sembra normale. Ormai le vittime civili palestinesi residenti nella Striscia di Gaza non fanno più notizia e sono quasi duemila.

Questi gratuiti ammazzamenti, però, non vengono ritenuti né genocidio, né crimini di guerra. Per molto meno all’inizio degli anni 2000 a causa delle guerre nazionaliste della ex Jugoslavia, l’Onu apprestò uno speciale Tribunale penale con sede all’Aia. Lì fu giudicato e condannato Slobodan Milosevic, che poi morì per infarto nella sua cella nel marzo 2006.

Milosevic aveva avuto il torto di difendere il suo Paese (nazionalismo) dai ripetuti attacchi portati dalla Croazia, che in quella fase e non solo era guidata da un sistema politico che s’avvicinava parecchio al fascismo di casa nostra. Nonché dagli attacchi ad una sua regione meridionale, il Kosovo, da parte della mafia albanese sorretta dagli interessi strategici americani che finanziavano l’Uck, un esercito mercenario che poi, toltosi le tute mimetiche, è stato legittimato al governo di quella regione, divenuta nazione autonoma. Nazione immediatamente riconosciuta da tutto l’occidente, Stati Uniti compresi.

Non va taciuto, anche se la cosa è abbastanza nota, che l’indipendenza del Kosovo è stata conquistata attraverso la “guerra umanitaria” guidata dal governo italiano, presieduto dall’onorevole Massimo D’Alema.

Torniamo al tema attuale e cioè al bombardamento delle città palestinesi della Striscia di Gaza. Lì il genocidio è palese ed indigna persino le Nazioni Unite, il cui Consiglio di Sicurezza ha ripetutamente invitato Israele a cessare i bombardamenti indifferenziati e come risposta ha ricevuto la replica del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha affermato che prima devono finire il ‘lavoro’ e poi magari si può cessare la distruzione di quella Striscia dove non si può pescare perché c’è il blocco navale, non si possono coltivare i campi e quelli coltivati vengono distrutti dai carri armati israeliani e qualche tempo addietro è stata pure chiusa l’erogazione dell’acqua, insomma non si può vivere.

Figurarsi che persino la lobby ebraica statunitense si è indignata per il comportamento tenuto dal governo israeliano nell’occasione. Tuttavia, l’Onu non ha ritenuto di mettere i dirigenti israeliani sotto processo all’Aia o ovunque nel mondo per genocidio e crimini di guerra.

E’ pur vero che il lancio di missili da parte di Hamas verso il territorio israeliano senza precisi obiettivi militari è un’occasione buona per ‘giustificare’ i crimini israeliani e ciò avviene perché Hamas è carente in materia di visione politica e strategica. Fa confusione.

Hamas dovrebbe meglio utilizzare le sue risorse politiche e militari difendendo il territorio palestinese. Per esempio, se i suoi missili li lanciasse contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania avrebbe, riteniamo, il consenso internazionale unanime perché difenderebbe il territorio palestinese dall’occupazione proditoria degli israeliani.

Quando, invece, lancia indiscriminatamente i suoi missili genericamente nel territorio israeliano viene facilmente tacciato di fare terrorismo nei confronti dei civili ebrei. Ecco, la differenza, tra un bombardamento terroristico ed uno militarmente corretto è tutta politica. Se questa formula è vera, i bombardamenti israeliani degli insediamenti civili nella Striscia di Gaza o verso ragazzini che giocano in spiaggia è certamente terroristico e come tale è un crimine di guerra.

Onu svegliati, così come sei non servi a nulla.


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