«Lascio Milazzo, qui l’aria mi uccide»

Una donna che deve lasciare la sua città perché non può più viverci. Succede molte volte, in Sicilia, e di solito succede perché, per vivere, mancano soldi e lavoro. La storia della signora Maria è diversa. Abita a Milazzo, in provincia di Messina, a un tratto di mare dalle isole Eolie. Ma non può vivere in quella città perché non riesce, letteralmente, a respirarne l’aria. O meglio i fumi delle ciminiere: quelle della più grossa raffineria del Mediterraneo e quelli di una grande centrale termoelettrica.

Maria soffre di una malattia allergica che si chiama MCD. Una malattia rara, che si sviluppa a contatto con inquinanti chimici, e che le ha abbassato le difese immunitarie. Passa le sue giornate chiusa in casa, attaccata a una flebo; si protegge la bocca con un fazzoletto; può usare solo detersivi speciali che compra in Germania; può mangiare solo patate e tacchino. «Non vedo l’ora di uscire da questa prigione», dice. E chiede aiuto per trovare casa in un paese non inquinato, in un ambiente chimico che le consenta una vita normale. La sua storia è raccontata in un servizio di Corriere tv, firmato da Nino Luca e intitolato «Viaggio nel cuore della Milazzo industriale» (http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=7681b95a-cdbb-11dc-b103-0003ba99c667).

Quello di Maria è un caso estremo: ma il problema dell’ambiente, a Milazzo e dintorni, è fatto anche di molte altre storie. Le cronache degli anni passati mettono in fila incendi in raffineria, incidenti sul lavoro e ricoveri di massa. Milazzo è il cuore dell’ASI, area per lo sviluppo industriale del Tirreno: una zona di circa 190 chilometri quadrati che comprende sette comuni è che, nel 2002, è stata dichiarata area ad elevato rischio di crisi ambientale. Una zona in cui non funzionano le centraline di rilevamento dell’inquinamento installate dalla Provincia; e gli unici dati ufficiali sugli scarichi industriali sono quelli diffusi dalle fabbriche. Il servizio mostra le immagini di alcuni giovani che pescano proprio davanti alle ciminiere (http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=237775ce-cdbb-11dc-b103-0003ba99c667). Perché lo fate, chiede il cronista? Perché qui ci sono le spigole, rispondono loro. Le spigole sono attirate dall’acqua più calda. E l’acqua in quel punto è più calda perché proviene dagli scarichi della centrale elettrica. Convivere con il veleno, dunque, può essere anche questo. O può essere la battuta amara di una anziana signora: «Se avessi avuto una casa con le ruote me la sarei portata via». O perlomeno avrebbe voluto darla in affitto. Già, ma a chi ?


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