L’allarme di Iacolino: “I Centri di accoglienza e il Cara di Mineo stanno esplodendo”

L’EUROPARLAMENTARE CHIAMA IN CAUSA IL GOVERNO NAZIONALE, ACCUSATO DI “IMMOBILISMO”, E L’UNIONE EUROPEA CHE SULLA QUESTIONE MIGRANTI PROMETTE DI INTERVENIRE MA NON MANTIENE GLI IMPEGNI ASSUNTI

“I centri di identificazione ed espulsione (Cie) e i Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) stanno diventando luoghi di segregazione per gli immigrati e fonte di potenziali pericoli per la sicurezza dei siciliani”.

A dirlo è l’europarlamentare Salvatore Iacolino, vicepresidente della commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni, che punta il dito contro “l’inadeguatezza delle strutture” e “l’immobilismo del Governo nazionale in materia di accoglienza dei migranti e gestione dell’ordine pubblico”.

“Nella tensostruttura di Porto Empedocle (Agrigento), dove sono stato più volte, la situazione continua ad essere drammatica – riferisce Iacolino – tanto che l’Asp ha chiesto alla prefettura di Agrigento di chiudere il Centro per immigrati adiacente allo scalo portuale, ormai diventato un lager. Al Cie di Milo (Trapani), manca tutto: acqua calda, coperte, lenzuola, i vetri delle finestre e le porte. Gli immigrati sono costretti a vivere in delle vere e proprie gabbie. Senza contare che la struttura è al collasso a causa del sovraffollamento. Al Cara di Mineo (Catania), invece, i richiedenti asilo – esasperati da mesi di attesa – hanno spesso dato vita a violente manifestazioni”.

“Sul tema dell’immigrazione – aggiunge Iacolino – bisogna mantenere alta l’attenzione. Il Governo italiano può e deve fare di più. Lo stesso dicasi per l’Europa. Una sezione operativa di Frontex in Sicilia garantirebbe una maggiore sorveglianza delle frontiere marittime esterne. Inoltre, una più efficace collaborazione tra l’Unione europea e i Paesi terzi impedirebbe che tragedie come quella avvenuta a Lampedusa possano ripetersi”.

“L’idea di fondo – conclude l’europarlamentare del Ppe – è quella di aprire con i Paesi di origine e transito dei profughi nuovi canali d’immigrazione legale e, allo stesso tempo, stringere accordi per contrastare i gruppi criminali, stabilendo regole chiare anche sui rimpatri. A tal proposito, la partnership sulla mobilità fra Ue e Tunisia va raggiunta al più presto. Per poi proseguire con analoghi accordi in altri Stati terzi, guidati da un’Europa che si faccia carico in pieno delle politiche migratorie attraverso un approccio comune e solidale”.

 


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