La storia di Peppa la cannoniera va in scena al Brancati L’eroina battagliera di Catania durante il Risorgimento

Della sua storia resta quel cannone oggi custodito all’ingresso del Castello Ursino di Catania. Con cui Peppa la cannoniera è riuscita a ingannare e a sconfiggere due squadroni di lancieri dell’esercito borbonico, colpendoli con una scarica dell’arma rubata dagli insorti agli stessi militari. Ma le vicende di Giuseppina Bolognara, o Calcagno, (dal nome della sua nutrice) comprendono molto di più: a partire dall’eccezionalità di una donna che ha scelto di vestire panni da uomo in un momento storico, quello del Risorgimento italiano, in cui l’eroismo era riservato a chi portava i pantaloni. Entrando di diritto tra le protagoniste che, con il loro operato, hanno contribuito a scrivere la storia dell’unità d’Italia. Le informazioni che si hanno sulla patriota siciliana sono poche: nata a Barcellona Pozzo di Gotto tra il 1826 e il 1841 era sicuramente di origini umili e faceva la serva o forse la stalliera. La sua partecipazione all’insurrezione antiborbonica di Catania, il 31 maggio del 1960, le valse una medaglia al valore militare e fu anche l’episodio per il quale venne soprannominata, appunto, la cannoniera.

A consegnare per sempre ai posteri la sua storia e il suo animo battagliero ci ha pensato, nel 1939, l’abile penna di Antonino Russo Giusti con un’opera a lei interamente dedicata. Tornata sulla scena al Teatro Brancati di Catania fino a domenica 10 aprile con lo spettacolo diretto dal regista Turi Giordano e prodotto da Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale con la collaborazione del Teatro Martoglio di Belpasso. A vestire i panni della patriota è Guia Jelo. A completare il cast dello spettacolo corale ci sono Cosimo Coltraro nei panni del vice brigadiere, Massimo Giustolisi in quelli di Turi, nipote di Peppa, Emanuele Puglia che interpreta l’ispettore di polizia, Raniela Ragonese nei panni di gna Pudda, Nino Signorello nel ruolo di don Pepè, Gianni Sineri che interpreta il caporale. E poi, ancora, Lorenza Denaro (la signora Clara, moglie dell’ispettore) e i giovani Alessandra Pandolfini (Maruzza, figlia di gna Pudda), Graziana Spampinato (Ninetta, vicina di casa), Andrea Zappalà (capitano della guardia nazionale). I costumi sono stati curati dalle sorelle Rinaldi, le luci da Antonio Licciardello e le scene da Jacopo Manni.

La Peppa interpretata da Guia Jelo è, come spiega lei stessa, «un personaggio femminilmente maschile». È patriota e battagliera, ma anche donna sofferente per la morte del suo amante Vanni e per aver ucciso i giovani soldati borbonici che, dice, «erano tutti figghiuzzi mei». Una Guia decisamente meno esplosiva, quasi sotto tono, rispetto a quella cui il pubblico è abituato, ma vera, autentica e siciliana al cento per cento. Una scenografia più ricca, probabilmente, avrebbe contribuito a creare maggiore pathos e a trasmettere allo spettatore tutte le preoccupazioni, ma anche il coraggio di Peppa. I lunghi e ripetuti applausi ricevuti alla fine hanno però confermato che il lavoro di preparazione fatto dalla protagonista ha dato i frutti sperati e gli spettatori, felici di rivedere la loro beniamina nuovamente sul palco, le hanno perdonato anche un piccolo lapsus durante il monologo finale. Così come Peppa ha liberato i catanesi, Guia ha finalmente riabbracciato il suo pubblico. 


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