La storia/ Denuncia racket e usura, ora è solo: “Alle istituzioni chiedo di farmi vivere”

Vive a a Palermo o meglio cerca di sopravvivere a Palermo un uomo che la “società” sembra avere deciso di punire per la sua onestà e per la sua voglia di pulito. La sua storia è quella di un uomo qualunque. Artigiano della ceramica, nel 1976, apre un piccolo laboratorio e lavora serenamente con qualche dipendente, realizza opere di pregevole qualità e ben presto viene conosciuto un po’ ovunque. Per una serie di esigenze lavorative e familiari si trova costretto a rivolgersi a delle persone che gli prestano dei soldi a tassi molto elevati, da usura e da “usurai” alcuni di loro una volta denunciati, vengono arrestati e condannati.
I guai, però, non arrivano mai da soli e si affacciano all’orizzonte del nostro artigiano “quelli del pizzo” ai quali non piace la gente che lavora tranquillamente ed iniziano a vessarlo. Va avanti così per un po’, ma nel 2003 Bennardo Raimondi, è costretto a chiudere la sua attività e nel 2006 decide di denunciare tutto.

Sporge denuncia contro gli usurai, questi vengono arrestati e condannati ma la sentenza attraversa un iter troppo lungo e, dopo 90 giorni, ancora attende d’essere depositata. Cosa succede intanto? Viene immediatamente abbandonato da tutti, parenti e amici si defilano, insalutati ospiti, fa cambiare scuola alla sua bambina “pecchè tuo pattre è uno spione!!!” sanno essere crudeli i ragazzini a volte, sanno esserlo tanto..
Si rivolge alle associazioni anti-racket e anti-mafia ma senza avere risposte concrete.
Si rivolge al Comune ma gli assistenti sociali allargano le loro braccia, in segno di impotenza: “sa quanti casi come il suo??? “ Esiste il fondo per le vittime della mafia ma non è a “fondo perduto”, quello è un fondo che ti obbliga alla restituzione in dieci anni e con piccole rate, ma Bennardo dove trova questi soldi se nel frattempo è stato sfrattato dal suo laboratorio e non può più lavorare?
Si arrangia, si sistema nel cortile di casa, lavora alla meno peggio.
Si rivolge alla Caritas, l’unica che si prenda cura di lui, che paghi qualche utenza, che si preoccupi di cercare un laboratorio che Bennardo, ovviamente, non potrà affittare a nome proprio.
E si rivolge pure al Presidente della Regione, Rosario Crocetta? Quattro lettere sono state spedite da Bennardo. Ricevute, nessuna è stata letta.
La sua segretaria dice che il presidente non ha tempo per leggere le lettere di nessuno.
Il presidente è troppo impegnato a sbrigare le sue faccende istituzionali non può occuparsi di un piccolo artigiano che ha già tentato di vendere un rene per curare l’altro suo figlio, che periodicamente dev’essere portato a Roma perchè affetto da una malattia rara.
Non sa più cos’altro fare, Bennardo Mario Raimondi se non dopo aver ringraziato la Caritas per quanto sta facendo, rivolgere, attraverso LinkSicilia, un appello alle istituzioni tutte, presidente Crocetta in testa “Fate qualcosa per piacere, chiedo soltanto un po’di dignità, per la mia famiglia, per me e per il mio lavoro… permettetemi di vivere..”


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