La Sardegna ferma le trivelle Con i no di Sindaci e cittadini

Comuni contro Regione. In Sicilia le istituzioni locali sono agli antipodi sul tema delle trivellazioni in mare (e in terra) cui ha dato il via libera il decreto Sblocca Italia del Governo Renzi, approvato recentemente dal Parlamento nazionale. 

Da un lato i Sindaci, che attraverso l’Anci  Sicilia (l’Associazione nazionale dei Sindaci italiani) ribadiscono il loro no all’assalto delle compagnie petrolifere che rischia di compromettere lo sviluppo turistico dei territori. Dall’altro il Governo Crocetta deciso ad andare avanti, ad ignorare non solo la voce dei territorio, ma quella dello stesso Parlamento siciliano, che ha chiesto la sospensione di tutte le autorizzazioni in essere e in corso.  

Una decisione, quella di Crocetta, aspramente criticata dall’Anci Sicilia, che per bocca del suo presidente, Leoluca Orlando parla «dell’ennesima  conferma di disprezzo istituzionale, confusione e pressappochismo del Governo regionale utile ancora una volta a speculazioni e accaparramento e distruzione di risorse, in danno della occupazione e dello sviluppo sostenibile della Sicilia.

 «L’Anci- aggiunge Orlando-  ha iniziato da tempo e continuerà il proprio impegno esprimendo apprezzamento a Greenpeace, Comuni ed esponenti istituzionali e forze politiche che stanno impegnandosi per sviluppo sostenibile ed occupazione»

Come andrà a finire? Quante chance hanno i Comuni di vincere questa battaglia con il solo appoggio dell’Ars  contro il Governo regionale e contro i giganti del petrolio? 

A giudicare da quello che è successo in Sardegna, qualche speranza c’è.  Nella seconda Isola più grande del Mediterraneo, la fortissima opposizione del territorio, ha prodotto un risultato importante. Grazie ad una serie di ricorsi  e di proteste eclatanti,  la Commissione nazionale di valutazione ambientale ha respinto il progetto dei texani della Schulmberg per le ricerche petrolifere nel tratto di mare tra Alghero e San Vero Milis. Progetto che prevedeva l’impiego dell’air gun, una tecnica di ispezione dei fondali marini, che prevede spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo.

 «E’ un risultato che premia la grande mobilitazione contro quel progetto per il quale avevamo messo in campo una campagna di opposizione anche attraverso l’invio di centinaia di ricorsi.– commenta il deputato sardo di Unidos, Mauro Pili- La Commissione ha accolto di fatto tutte le opposizioni inviate da Unidos, oltre 300».

L’unica a non aver fatto opposizione era stata la Regione Sardegna, che in questo non si distingue dalla Regione siciliana. Erano stati, invece, i Comuni e i sardi a presentare le opposizioni contro il devastante progetto delle bombe sismiche nei mari della Sardegna presentato dai texani per cercare petrolio a largo dell’isola. 

«Un risultato- conclude Pili – che segna un passaggio fondamentale nella lotta alla ricerca petrolifera da parte di lobby e poteri forti avallati dal potere politico».

Una esperienza di cui i Sindaci e i cittadini siciliani faranno sicuramente tesoro. 


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