La riorganizzazione di Cosa nostra in provincia di Palermo. Indagato anche il sindaco di Camporeale

C’è anche il sindaco di Camporeale, Luigi Gino Cino, tra gli indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sulla riorganizzazione della cosca mafiosa del paese che oggi ha portato a sei arresti. Secondo i magistrati Cino avrebbe dichiarato falsamente che Giuseppe e Pietro Bologna, oggi arrestati per mafia e all’epoca dei fatti pregiudicati, osservavano le prescrizioni imposte loro dalla messa alla prova al cimitero comunale, una sorta di sospensione del procedimento penale per chi compie lavori di pubblica utilità.

Nella stessa vicenda risulta indagato anche un dipendente comunale. Secondo le prescrizioni i fratelli Bologna avrebbero dovuto scontare tre ore di volontariato a settimana per 12 mesi per un totale di 170 ore di condanna. Per i pm, inoltre, il boss del clan Antonino Sciortino, che nonostante la detenzione continuava a comandare e organizzare affari, avrebbe fatto votare Cino alle ultime elezioni nelle quali è stato candidato. Il sindaco risulta indagato in concorso per il reato di falso ideologico in atto pubblico.

Il primo cittadino è stato eletto nel 2022 con poco più del 64 per cento dei voti. Dietro di lui l’altro candidato Luigi Maria Montalbano con il 36 per cento delle preferenze. Una sfida, quella tra Cino e Montalbano, che si era già proposta del 2017 quando l’attuale sindaco ottenne la fascia tricolore con il 54,26 per cento delle preferenze. Alle ultime regionali il nome del sindaco Luigi Cino ha composto la lista di Sud chiama Nord, in provincia di Palermo, per le regionali del candidato presidente Cateno De Luca. Competizione, quest’ultima, terminata con circa 1600 voti e la mancata elezione all’Assemblea regionale siciliana.


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