La pulita inciviltà svizzera e l’Etna «Finiamola adesso di credere alle fiabe»

Ho letto che lo inaugureranno a novembre, il ponte metallico fantascientifico, che collega due cime montuose a circa tremila metri di quota. Lo scopo è economico, far soldi con un’attrattiva da luna-park. Si chiama Peak Walk e non si trova nel Caucaso, meta dei ricconi russi dove tutto è possibile, ma nel complesso più in quota del Canton Voud, in Svizzera francese. Svizzera, già. Svizzera, quel nordico salotto lindo, identificato da noi italiani, soprattutto del sud, come traguardo di civiltà ed esempio di rispetto della natura. Dove le cicche di sigarette preferiscono ingoiarle, piuttosto che riporle sul margine del marciapiedi; dove passano il sidol sui corrimani pubblici, dove lavano le strade con lo shampoo per cani per non inquinare i fiumi. Dove poi costruiscono anche un ponte metallico sospeso di 107 metri, con lavori durati un’estate di via vai di mezzi aerei – e relativi costi all’ambiente – per assicurare il materiale necessario a uno dei monumenti più rappresentativi dell’Antropocene, che già si vendono come «la più spettacolare vista sulle Alpi». Mi aspetto che l’intero ponte sarà passato al cromar ogni mattina.

Non so se questa parte del Canton Voud sia parco naturale, ma poco importa perché la ferita è enorme comunque. So per certo, invece, che due inverni fa, all’interno del Parco nazionale dello Stelvio, Trentino – un’altra parola da fiaba, che evoca in noi terroni chili di ammirazione per come lì si rispetti la natura –, è stato inaugurato un terzo ski-lift in Val di Rabbi. Il motivo è uguale a quello svizzero: far soldi. So con estrema certezza – perché ci sono andato -, che in un altro angolo della stessa fiaba, al ghiacciaio Presena sopra il Tonale – Parco naturale regionale dell’Adamello-Brenta -, nelle ultime estati non si può praticare più lo sci alpino, per via del suo scioglimento. Sono salito a duemilaesette, davanti alla Capanna Presena, e ho visto una ventina di uomini attrezzati di motopale e battipista, stendere ampi teli geotermici, bianchi, sul ghiacciaio. Ma non nel silenzio della montagna, tra i sibili del vento e il sole sulla spalla. Sotto una musica folle sparata a tutto volume da un altoparlante inchiodato a un muro della Capanna, le squadre lavoravano non per conservare un elemento naturale prezioso come il ghiacciaio – che stupido che sono stato, credevo fosse così. «Questo è sci estivo, caro lei – mi è stato detto. Se riusciamo a ripristinarlo, questo ski-lift da sette tralicci, che sale fino a 2900, ci porterà ancora tanti lumbàrd e i loro schei».

Allora, quando qui sull’Etna vedremo un ponte smerigliato che unirà Monte Zoccolaro ai Pizzi Deneri con vista da fiaba sulla Valle del Bove, quando finalmente sarà realizzato il terzo polo sciistico luccicante su Bronte, quando faremo una galleria brillante sotto la Montagnola (per evitare gli esagerati accumuli di neve levantina e portare così frotte di turisti in più al Sapienza, con i loro pìccioli), potremo dire con orgoglio di esserci avvicinati al Trentino lucido e alla Svizzera splendente. Nel frattempo, accontentiamoci di questo basaltico Parco dell’Etna, che suscita isterismi e stizze per mancata gloria personale, che viene attaccato e irriso da chi prima aveva un ruolo al suo interno, che diventa oggetto di divertenti, immaturi sfoghi di tiro a segno, questo Parco che però vieta, non approva, resiste e rilancia al grido Unesco-per-tutti e garantisce a un animale come il gatto selvatico di avere la popolazione a maggior densità d’Italia, che significa un indiscusso indice di integrità ambientale. Accontentiamoci di questo sacchetto di spazzatura sbagliato a margine della strada, e accontentiamoci della gran parte di noi stessi, che sappiamo distinguere la pulizia dalla civiltà, e combattere ancora uniti non soltanto cliccando mi piace su Facebook la domenica, ma rimboccandoci le mani proprio la domenica per dare l’esempio ai nostri figli. E finiamola una volta per tutte di credere alle fiabe.

[Leggi il post orginale sul blog Naturamente]


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